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Traduzione dell'intervento di ALAIN DE BENOIST al convegno tenutosi Sabato 20 Ottobre 2001 sul tema "Geo-mania o Geo-follia. Destra e globalizzazione"

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Trad. a cura di Teresa Maffei

Buongiorno. Mi dispiace parlar francese ma il mio italiano è veramente una vergogna.
Ho già ascoltato molte cose con le quali sono d'accordo, ma il mio approccio al problema, che può essere un pò diverso, con questo voglio dire che arriverò senza dubbio alle stesse conclusioni che ho sentito sviluppate prima.. par notre voix tout simplement perché non sono un uomo politico, non sono un militante di un partito politico, sono un osservatore della vita politica e per queste ragioni mi identifico più in intellettuale o in filosofo che in partigiano politico e più precisamente ( particolarmente) vorrei dire che non sono molto sensibile alle etichette. Quello che mi interessa è molto di più il contenuto(senso) che non il contenitore (la forma)(Mi interessa molto di più il senso che non la forma). Ci sono molte destre e molte sinistre, questo è chiaro. In Italia, in Francia e altrove dal punto di vista dei partiti e delle istituzioni c'è una destra e c'è una sinistra ma quando si passa in un altro ambito, nel dominio (campo) delle idee (tout simplement), ci si accorge che i confini di questa destra e di questa sinistra non sono sempre molto chiari. Faccio un esempio: se qualcuno viene da me e mi dice che è ( di essere) un uomo o una donna di destra, capisco che questa persona non è comunista, ma non so molto sulle sue idee, perché? Perché ci sono persone di destra che hanno opinioni molto diverse. In tutte le epoche, in tutti i paesi ci sono sempre diverse destre e anche diverse sinistre bien entendu. Ci sono persone di destra che sono per l'Europa altre che sono contro l'Europa , vi sono democratici e anti-democratici( avversari della democrazia), vi sono cristiani e anti-cristiani, vi sono federalisti e anti-federalisti e potrei continuare questa lista. Di conseguenza per sapere veramente cosa pensa una persona, per sapere quali sono le sue idee bisogna avere con (essa) lui una conversazione, e ed è quello che voglio dire quando parlo del contenuto(senso) piuttosto che della forma. Penso che..questo sia particolarmente vero???? nell'epoca in cui viviamo, perché noi siamo in un'epoca di grandi cambiamenti, in un'epoca di grande transizione. Non siamo soltanto entrati nel terzo millennio, non siamo soltanto usciti dal XX secolo, siamo anche usciti da un vasto movimento secolare? al quale è stato dato il nome di modernità. Credo che la modernità sia finita e se si vuole prendere una data simbolica credo che essa sia finita con il crollo del sistema sovietico e con la caduta del muro di Berlino. Siamo entrati nella post-modernità e nella post-modernità ci saranno sempre delle destre e delle sinistre ma probabilmente esse si configureranno in una maniera del tutto diversa. D'altronde si è già parlato molto di federalismo, il federalismo storicamente è di destra o di sinistra? Esso ha avuto dei difensori sia di destra che di sinistra. E quello che dico a proposito del federalismo potrei dirlo anche a proposito del regionalismo, del giudaismo(ebraismo) o a proposito dell'ecologismo?? Alcune idee per (nella) storia sono passate da destra a sinistra, da sinistra a destra, e lo storico delle idee che io sono? sa bene che le cose sono sempre un po' più complesse di quello che potrebbero sembrare al primo approccio del problema. Dopo questo breve preambolo voglio dire al tema della vostra discussione a partire da una breve discussione (sulla)della globalizzazione. Che cosa è la globalizzazione nella forma che essa ha oggi? La globalizzazione è l'unificazione del mondo in quanto mercato. Ci sono ,ovviamente, diversi modi di unificare il mondo. Oggi il pianeta diviene una specie di vasto mercato e su questo mercato c'è una potenza dominatrice(dominante) che è rappresentata dal modello occidentale largamente centrato (fondato, basato) intorno agli Stati Uniti d'America con il suo(loro) modo di produzione e di consumazione che è precisamente un modello di mercato. E l'imposizione unilaterale di questo modello nel mondo produce diversi effetti. Il primo effetto è un vasto movimento di omogeneizzazione, di omologazione planetaria. I modi di vita differenziati tendono sempre di più a scomparire. Ciò che specifica le identità collettive, le culture popolari è....
Noi guardiamo gli stessi programmi (spettacoli), noi guardiamo le stesse trasmissioni, noi ci spostiamo con le stesse macchine (auto), noi compriamo le stesse marche, noi cantiamo le stesse canzoni, abitiamo in delle case che si somigliano sempre di più da un capo all'altro del mondo. Finché………………………………………..ed è certo che il terrorismo quale lo si vede manifestarsi oggi, il terrorismo globale è anch'esso una reazione patologica. Credo che sia inutile chiedersi se si è pro o contro la globalizzazione. La globalizzazione oggi non è una ipotesi o una possibilità (opzione), la globalizzazione è una realtà, è la cornice (il quadro) generale della nostra storia. ma in compenso ci si può interrogare sul contenuto e sulle forme della globalizzazione e forse si può contestare questa estensione patologica del mercato. Con questo non voglio dire che vorrei ( non voglio dire con questo che vorrei) la soppressione del mercato. Il mercato ha la sua leggittimità in quanto mercato, e esso esce dalla sua legittimità quando pretende di imporsi come modello dell'insieme dei fatti sociali. C'è una grande differenza tra una società con un mercato e una società di mercato. Quando la società diviene società di mercato, quando essa stessa si fa mercato in questo moment là ca signifie que la societé vie sur l'horizon de l'imaginer..........la merchandise(mercanzia) che tutto il valore si riduce a ciò che si scambia,a ciò che si compra, a ciò che si vende. Come diceva Bernanos? si entra allora in una società dove niente ha più valore, dove tutto è annientato. In questa società dove nulla ha più valore, ciò che scompare, alla fin fine, è la questione delle finalità . La società-mercato dà dei mezzi per vivere, e ancora non a tutti, a quelli che hanno i mezzi per procurarseli. La società-mercato dà dei mezzi per vivere ma essa non dà delle ragioni di vivere. Noi sappiamo bene dall'esperienza della storia (attraverso l'esperienza della storia) che le ragioni di vivere che d'altronde sono sempre le stesse delle ragioni di morire sono quelle che danno un senso alla vita, e noi non avremo bisogno di…..... Di conseguenza noi vogliamo dare alla modernità un altro senso. Io credo che la risposta può effettuarsi a due livelli; il primo livello è il livello locale. Le regne?? della globalizzazione ha (colpito, preso, afferrato,coltomm...) dei particolari che generalizzano?(generano??) dei fatti sociali asimmetrici . Non si può fare concorrenza alla globalizzazione sul suo proprio terreno perché nella (per la) globalizzazione non c'è un esteriore a ciò che è globale. Al contrario si potrebbe rispondere a ciò che è estremamente grande con delle strategie di rottura, cioè rivolgendosi verso ciò che è piccolo, volgendosi verso la micro-politica. Questa asimmetria la si trova oggi in tutti gli ambiti, la si trova ahimè anche in un ambito criminale quale il terrorismo: guardate gli avvenimenti di New York e Washington, straordinaria asimettria. Con i mezzi derisori …….di qualche decina di uomini risoluti si fa piegare, si fa tremare la più grande potenza della terra. Fortunatamente esistono anche delle forme pacifiche e civili dell'asimmetria. Bene, l'asimmetria consiste nell'opporre al globale planetario la realtà concreta delle particolarità concrete dell'autonomia locale, e evidentemente il sistema politico che favorizza meglio questo regime d'autonomia locale è il federalismo. Ma anche qui bisogna fare attenzione a non fare della parola federalismo una specie di feticcio esplicatore (capro espiatorio) di tutto. Bisogna capire bene cos'è il federalismo. Il federalismo è altra cosa che (una cosa diversa) decentramento??? Il decentramento??? È un potere centrale che accetta di delegare una parte della sua autorità a delle entità locali o regionali. Il federalismo è il contrario............... Dunque è qualcosa di molto diverso. Non è un ordine che parte dal basso e che sale verso l'alto. Naturalmente una conseguenza diretta di questo federalismo che parte dal basso, è l'importanza che viene data al popolo, e dare la parola al popolo significa mettere l'accento? su una democrazia più cittadina, più diretta, più vicina alle realtà locali, una democrazia inevitabilmente partecipativa e non solamente una democrazia rappresentativa come quella conosciuta durante l'epoca della modernità che è sempre una forma politica in crisi profonda in quasi tutti i paesi occidentali perché essa non rappresenta più in quanto è allo stesso tempo troppo piccola per far fronte (fronteggiare) alle grandi sfide della globalizzazione e troppo grande per rispondere alle aspettative immediate delle persone sul piano locale. E qui direi che la destra forse ha sempre avuto nella sua storia accanto a molte qualità un certo difetto che era quello di mettere esageratamente l'accento sulla nozione di autorità. E' chiaro che l'autorità è necessaria in tuttte le società ma a volte l'autorità produce una forma eccessiva e dietro questo eccesso c'è l'idea che il popolo sia costituito da persone incapaci che non sanno ciò che è buono. Bisogna decidere per loro, bisogna imporre loro dall'alto delle soluzioni già fatte. Credo che tutto ciò non sia vero, credo che anche al livello più basso del popolo le persone sanno benissimo ciò che è buono per loro nel loro quadro di vita. Essi non sono certamente capaci di discutere di grandi teorie di politica internazionale….ma per ciò che li concerne....a dare una risposta. Mi trovo qui in una regione del Sud dell'Italia e penso che le persone del Sud sono capaci di capire ciò che conviene alle persone del Sud, per la vita nel Sud senza che questo venga deciso altrove, a Roma, al Nord, a Bruxelles, in Francia o altrove. Di conseguenza credo che bisogna saper ritornare vicino alla gente, bisogna dar loro l'occasione di parlare, perché spesso vi è una vera competenza locale, un vero buon senso. Credo che non bisogna trincerarsi dietro la nozione di autorità per decidere al loro posto(al posto della gente) . L'autonomia locale è anche, secondo la nozione che ho sentito citare prima, l'identità, le tradizioni. Ma anche qui dobbiamo cercare di non cadere nel feticismo delle parole, e non dobbiamo ripetere identità, tradizione, come se fossero degli alibi, delle soluzioni bell'e fatte. Bisogna riflettere su ciò che questo significa, cos'è una tradizione? Cos'è l'identità? Le tradizioni non sono solo il passato. Le tradizioni sono una storia, una storia che continua. Anche le tradizioni più antiche sono iniziate un giorno, le tradizioni sono infinite e spetta a noi continuarle e dare loro un nuovo contenuto?(senso) conforme all'epoca nella quale(in cui) viviamo. Il dominio?(campo?) , l'identità non è una essenza astratta ma una sostanza del tutto concreta. L'identità non è soltanto qualcosa che viene dal passato, come del resto anche le tradizioni, essa è qualcosa che(si) continua e dipende da noi il fatto che essa possa continuare, non nell'isolamento, ma nel dialogo con gli altri. Noi abbiamo bisogno di questa dialettica tra noi e gli altri. Anche l'identità si costruisce in rapporto con gli altri. Non possiamo sviluppare da soli la nostra identità come su un'isola deserta. Abbiamo bisogno del confronto con gli altri e di arricchirci reciprocamente delle nostre identità reciproche. E infine, l'identità non è una cosa che non cambia mai, direi piuttosto che l'identità è ciò che ci permette di restare noi stessi cambiando continuamente(perpetuamente). Dunque , questa è la risposta locale alla modernizzazione. Un'altra risposta è la risposta continentale e la risposta europea e (beninteso) qui ritroviamo il federalismo in tutte le sue dimensioni. Sapete che in Europa ci sono grandi stati e piccoli stati, e questa differenza a volte crea delle suscettibilità?(problemi), delle difficoltà (malaises, malumori, discordie) , ed è normale che gli stati più piccoli sono a volte un po' annientati dagli stati grandi. La soluzione del federalismo è che i piccoli stati si federalizzano tra di loro e che i grandi stati si federalizzano nel loro interno. E di conseguenza si arriva in questo modo a costituire la possibilità di uno scambio, di un dialogo tra grandi regioni..... e che danno più equilibrio a questo insieme. Ovviamente ci sono anche le nazioni. Non credo che le nazioni spariranno. Credo, in compenso (al contrario) che lo stato-nazione verrà indebolito sempre di più per le ragioni che ho dato prima, cioè che gli stati-nazione sono troppo piccoli per i grandi problemi e allo stesso tempo troppo grandi per i piccoli problemi. Lo stato-nazione e la nazione non sono la stessa cosa. …..è una forma storica che è apparsa in un certo momento della storia e che forse non rimarrà per sempre nella storia. La storia ha perso molte forme politiche, gli imperi, le città, i comuni, le nazioni e ce ne saranno forse altre. Ci sono forme permananti di associazione politica e poi ci sono forme transitorie. Dunque, l'Europa. L'Europa si costruisce. Sfortunatamente(disgraziatamente) vedo che essa si costruisce male. Sono un partigiano convinto dell'unione e della costruzione europea ma farò tre critiche all'Europa quale si costruisce oggi. La prima critica è di aver dato priorità all'economia e alla finanza piuttosto che alla politica e alla cultura. La seconda critica è di non aver posto chiaramente la questione delle finalità. E' un bene costruire l'Europa, ma in vista di quale obiettivo? di quale finalità? La finalità………..Io ho una risposta a questo perché. In un mondo che è oggi completamente cambiato da dopo la ( dalla ) fine del sistema sovietico che è dominato da una sola potenza che è quella americana credo che non sia buono che il mondo sia dominato da una sola potenza, qualsiasi (qualunque) essa sia. Credo che bisogna sostituire l'universo con un pluriuniverso????, cioè con un mondo equilibrato nel quale vi siano diverse potenze, diversi poli continentali, e credo fermamente che l'Europa può (possa) essere un polo di potenza di questo tipo. Ma ciò significa(implica) che essa definisca (fissi) bene le sue finalità, la sua indipendenza, la sua propria potenza..... . E che essa non si valuti solamente come un grande mercato-apprendista?, un mercato transatlantico più grande aperto a tutte le influenze, a tutte le invasioni, a tutti i venti???(smerci??) ma al contrario come una potenza indipendente, decisa a determinare in maniera unitaria la sua propria politica in funzione dei suoi interessi e delle sue finalità particolari. E infine, il terzo rimprovero che farei (vorrei fare) all'Europa quale si costruisce oggi e che essa si costruisce troppo dall'alto e non abbastanza dal basso. Essa si costruisce a partire da Bruxelles che prende delle decisioni del tutto stravaganti in mille ambiti che non sono di sua competenza, che decide come si deve produrre il formaggio in Francia o quale deve essere il diametro delle pizze in Italia, ma che allo stesso tempo è incapace di fissare (definire) una posizione politica unitaria e precisa nelle situazioni di crisi come si è verificato all'epoca della guerra del Kosovo, della guerra del Golfo e ancora oggi nella lotta contro il terrorismo. L'inesistenza dell'Europa politica, "siccome la natura ha paura del vuoto" ebbene il vuoto è riempito dal pieno, cioè dalla potenza americana. Direi , riassumendo, in attesa delle domande che vorrete pormi, che la modernizzazione oggi è il quadro della nostra storia, ma ciò che spetta a noi è di darle un contenuto e delle forme che non si riducono? all'imposizione unilaterale di un modo di vita occidentale strettamente economico e pensato unicamente sul regno dell'immaginario e del mercato ( della mercanzia). E' soltanto rispondendo a questa sfida che noi potremo, che l'Europa potrà veramente entrare nel XXI secolo. Altrimenti, se essa è incapace di rinnovarsi per essere il soggetto della sua propria storia ebbene allora essa sarà l'oggetto della storia degli altri. Vi ringrazio.

Traduzione a cura di Teresa Maffei

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