Bari 10/09/01
Mondialismo e tragedie balcaniche
L'attivita' del Tribunale penale internazionale sembra finalmente aver preso corpo ed alcuni fra i maggiori protagonisti dei massacri nell'ex - Jugoslavia sono chiamati a difendersi da pesanti accuse. Qualunque sara' il destino cui andranno incontro, esiste ora la possibilita' che l' Umanita' non perda la memoria di innumerevoli delitti di cui chi scrive e' stato diretto testimone.
Meravigliosi ricordi ci legano altresi' alla Jugoslavia federale prima della dissoluzione , pur con tutti i suoi problemi ed ormai sull'orlo del baratro: agosto 1988, stage presso il policlinico universitario Kosevo di Sarajevo, capoluogo (Poi capitale) della Bosnia Erzegovina, la citta' destinata ad essere poi per piu' di tre anni il piu' grande campo di concentramento di tutti i tempi.
In quei giorni ebbi modo di conoscere il collega Radovan Karadzic, psichiatra e psicoterapeuta, poi leader dei Serbi di Bosnia ed attualmente ricercato numero uno del TPI dell'Aja.
Molto si e' scritto su questo protagonista dei tanti lutti Balcanici ed anche noi abbiamo cercato , gia' diversi anni fa , di offrire un contributo in tal senso. Il personaggio si presta ad un uso strumentale di analisi " dietrologiche " ricco com'e' di sfaccettature. Si e' parlato, per esempio, anche da parte serba, di legami fra Karadzic ed i servizi segreti occidentali da far risalire ai primi anni '80 quando il giovane psichiatra di Sarajevo frequento' la Columbia University, sotto la guida - mi disse - di uno psichiatra serbo-americano. Non disponendo di ulteriori elementi in tal senso, che costituiscano cioe' " novità " rispetto a quanto gia' da noi affermato alcuni anni fa, riteniamo utile invece enucleare altri dati non valutati appieno fino ad ora.
Il conflitto devastante nei Balcani e' a nostro avviso uno degli effetti perversi del Mondialismo e della Globalizzazione. Nei momenti piu' tragici della guerra civile in Jugoslavia, molti sussurravano di un conflitto fra le campagne contro le citta' ..., concetto forse sfumato ma chiaro, perche' il ruralismo in qualunque parte del globo rappresenta l'ideale di vita che piu' tenacemente, e talvolta disperatamente, si difende dall'appiattimento di stili di vita, costumi e dai "bisogni" artificiosi che nutrono l'economia capitalista. In quest'ottica, ma con articolazioni diverse va letto il movimento anti-G8 del variegato "popolo di Seattle".
Adam Smith e Carlo Marx avevano quindi sbagliato sostenendo che il capitalismo era l'unica vera premessa del progresso. Non si vive di sola economia; occorre conoscere davvero l'anima dei popoli, la loro memoria storica che non puo' essere soggetta alle ideologie, in particolare se importate. Il Titoismo provo' a superare le profonde differenze fra i popoli jugoslavi negando alle identita' culturali un'autentica valenza storica e relegandole fra le memorie storiche "archeologiche".
A nostro avviso il processo di rivolta spontaneo contro il modernismo occidentale - anche quando significhi migliori condizioni di vita - non e' che all'inizio ed esplodera' lungo tutte quelle linee di confine fra civilizzazioni culturali che Samuel Huntington ha ben descritto nel suo "Lo scontro delle civilta'".
Prospettive queste sconvolgenti e pericolose perche' inevitabilmente ci sara' un uso strumentale dei piccoli nazionalismi da parte di entita' geopolitiche piu' importanti. E' indicativo come nel corso della tragedia Jugoslava gli Stati Uniti abbiano di volta in volta appoggiato piu' o meno scopertamente una o l'altra etnia: serbi contro croati (e tedeschi) e mussulmani; croati contro serbi e mussulmani; mussulmani contro serbi (e russi) e croati (e tedeschi).
Radovan Karadzic quindi, astraendoci da contingenze giudiziarie in cui non possiamo entrare, puo' rappresentare l'icona dei contadini-soldati serbi utilizzati nei secoli passati dagli Asburgo a difesa dei confini meridionali dell'Impero contro i Turchi. Ha saputo sfruttare intelligentemente questa idea-forza per comprendere fino in fondo la quale occorre uscir fuori dai comuni parametri interpretativi "occidentali".
In un film - documentario del regista polacco-britannico Pawel Pawlinoski, Serbian Epics, del 1992, Karadzic ritorna in elicottero dalla Bosnia al suo villaggio natale nel nord del Montenegro a far visita all'anziana madre. Mostra poi al regista la casa di un altro Karadzic, il famoso Vuk Stefanovic Karadzic, il cantore della coscienza nazionale serba.
Vuk Stefanovic nacque nel 1787 e fuggi' nel 1813 da Belgrado occupata dai Turchi . Si rifugio' a Vienna e qui svolse la massima parte della titanica opera di riformatore della lingua letteraria, di storico, di traduttore del Nuovo Testamento.
Il suo enorme merito fu di aver svelato ai serbi se stessi compiendo anche una rivoluzione confessionale: immagino' infatti che i serbi fossero non necessariamente legati all'elemento religioso ortodosso, ma una Nazione "dalle tre confessioni", cioe' anche la cattolica e la mussulmana.
Divenne cosi' uno dei pilastri del nazionalismo serbo offrendo cioe' una giustificazione teorica al mito della superiorita' del sangue legato alla terra degli avi attraverso elementi linguistici, culturali, folcloristici, costituenti cosi' un "eroico" passato che giustifichi cosi' l'eroico presente, con la sfida dei serbi al mondo intero sotto la guida di personaggi controversi, variopinti, ambigui come il medico poeta, montenegrino di Sarajevo, Radovan Karadzic.Dott. Luigi Antonio Fino
Identita' e Futuro Bari