Fondazione Identita' e Futuro

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Comunicati stampa

Gruppo UEN Unione per l'Europa delle Nazioni

Lettera aperta agli iscritti di AN

di Adriana Poli Bortone

Nei prossimi giorni celebreremo finalmente (sia detto con gioia, senza polemica) dopo sette anni il nostro Congresso Nazionale. Nostro perché per la prima volta di tutti. Ci augureremmo di tutti quelli che hanno partecipato nel tempo alla vita del Partito e non di qualche iscritto dell'ultima ora. E' per questo che non ho compreso la polemica di chi si è tanto turbato per l'ingresso dell'Assessore Tondo e di tanta parte del CCD Salentino, a Lecce, di quello brindisino a Brindisi. Un ingresso discreto, valutato e consapevole, di quanti hanno scelto di aderire ad AN, ma lo hanno fatto volutamente "fuori tempo massimo", per non turbare, con iscrizioni dell'ultima ora, appunto, un Congresso che deve decidere la vita del suo Partito.

Ho salutato con gioia queste adesioni, perché sono state la testimonianza di un riconoscersi in valori comuni, i valori della Destra, in nome dei quali si può fare insieme un percorso politico, accrescendo il consenso nel nome del "sentire di Destra". Già quel "sentire" di Destra, che non è coinciso con la Destra politica.

Adriana Poli Bortone

E' una riflessione che abbiamo fatto più volte, in questi anni, con Identità e Futuro, con Fabio Torriero, con Alain De Benoist, con tanti altri, intellettuali e non, preoccupati, come me, della discrasia fra "società di Destra" e "Destra politica".

Una riflessione imposta in maniera più forte nell'ultimo anno dal risultato delle elezioni politiche del maggio 2001, allorché AN ha registrato, a livello nazionale, solo 11,9%, con una regressione significativa già rispetto a quel 15,7% conquistato nel '96. Per non parlare dei deludenti risultati soprattutto della Regione Sicilia, dove AN è andata sotto ogni più tragica immaginazione!

Eppure il "sentire di Destra" c'è in Italia. E diviene sempre più forte.

Allora l'analisi non può che essere incentrata sulla mancata sintonia fra società di Destra e Partito AN. Una distonia troppo forte, a guardare le percentuali che ci indicano alcuni studi, da Ignazi a Mannheimer. La società di Destra si attesta sul 35-40%, il Partito AN sul 11,9%!!! Si può giustificare un tale divario? O, come credo, si ha il dovere di comprenderlo, analizzandolo, per attrezzarsi in termini di cultura politica e di rinnovata organizzazione al fine di dare risposte al "popolo della Destra"?.

Il quale, come sostiene acutamente Fabio Terriero, si aspetta che AN sia capace di dare risposta a quattro domande:
- due di cambiamento: riforme istituzionali, dello Stato (Fin da Almirante, negli anni '70, si parlava di Nuova Repubblica, di presidenzialismo!) e partecipazione ("economica, politica, sociale, territoriale);
- due di conservazione: la legalità, la lotta alla criminalità e la domanda di Patria, di identità, di sovranità dello Stato.

E quando parlo di conservazione, parlo di tradizione, che non è "tutela del passato", ma storia che continua dal latino- trans-duco: porto oltre.

Ed è questo un tema di riflessione che ha visto di fatto concordanti due soggetti pensanti e di sicura appartenenza partitica, Mario De Cristofaro e la sottoscritta. I quali, al di là dei contrasti forti, acerbi, talora politicamente ed umanamente volgari, che hanno connotato purtroppo una parentesi della vita del partito salentino, si sono ritrovati in un ragionamento di natura squisitamente politica, ed hanno convenuto su alcuni punti:
AN non può che essere Destra (una Destra non "di nicchia", senza aggettivi autolimitanti, perché troppo di settore), Destra di tradizione, identitaria, di popolo, comunitaria, e dunque la Destra anche del futuro.

Perché riconoscibile, perché diversa dal centro. Una Destra senza complessi, che non abbisogna di ulteriori genuflessioni culturali, libera ormai dalla "sindrome da legittimazione", che non si piega al pensiero unico ma che è fiera della sua missione originaria ed originale. Una Destra a un tempo capace di attualizzare il suo DNA mantenendo intatta la sua identità e quindi di porsi al centro, non del quadro politico attuale, ma dell'attenzione politica, del dibattito, che non può prescindere dai valori propri della Destra (famiglia, diritto alla vita, religione, interessi nazionali, dignità del lavoro, Europa delle Nazioni, lotta alla droga). Una Destra che non è più liberale o più sociale, ma che era già diversa dagli altri Partiti con una sua identità, negli anni '70.

Allora come oggi, come dice Gennaro Malgieri, con la sua cultura nazionale e nazionalista, sociale e solidarista. Una Destra certo conservatrice, perché capace di battersi per motivi alti (l'alternativa al relativismo etico ed al materialismo), ma anche originale soggetto dinamico, interlocutrice dei fenomeni della modernità. Capace di affrontare, con precisi riferimenti etici, lo sviluppo dei saperi, la ricerca scientifica, la bioetica, la denatalità , lo sviluppo sostenibile. Temi a un tempo di portata territoriale ed europea. Che dovremo affrontare nella nostra Europa, quella dei popoli, delle nazioni, degli Stati e dunque delle identità.
Adriana Poli Bortone

Come dovremo riappropriarci fino in fondo, rivendicandone il diritto d'Autore, del presidenzialismo, cioè della partecipazione diretta del popolo per completare le riforme elettorali in termini di democrazia diretta. L'utopia di Almirante (elezione diretta dei Sindaci, del Presidente della Regione, del Presidente del Consiglio, del Capo dello Stato) diviene realtà. Come realtà oggi è Alleanza Nazionale al Governo. Da partito di governo a partito al governo. Governo nazionale, governo del territorio. Ma anche AN nella costituente europea. Dove dovremo portare il nostro DNA, per "metter paletti", indicare un preambolo, sancire principi. Che dovranno essere quelli della cultura occidentale e del cattolicesimo.

Dovremo saper dar vita, attraverso la costituzione europea, all'uomo abitante del suo territorio, della sua Europa, contro l'uomo produttore o consumatore. Dovremo saper resistere all'omogeneizzazione planetaria con la riscoperta fiera, orgogliosa delle identità locali, dando vita ad una operazione, difficile certamente, ma possibile, di un più forte "radicamento" non chiuso o immobilista, ma basato sulla reciprocità, sul riconoscimento delle diversità, sulla solidarietà, sullo "scambio di servizi e di economie parallele" direbbe De Benoist.

Già, proprio le identità. Chi non ricorda le polemiche (e, perché no, le menzogne?!) sulla sottoscritta quando "osò" parlare di identità e dette vita alla Fondazione "Identità e Futuro".

Fui tacciata di voler minare la leadership di Gianfranco Fini (addirittura!) di scissionismo ("sta per passare in FI"!) e via di seguito. Volevo solo riportare al centro del dibattito la Destra e la sua identità di cultura politica, per riconferire alla Destra senza tentennamenti, senza "elefantini", senza complessi, senza genuflessioni (lo abbiamo già detto) quel ruolo trainante che la Destra, e dunque AN, e dunque il mio partito dal 1967 ad oggi, può ancora e deve avere nel panorama politico italiano, dove bipolarismo non è bipartitismo e l'avversario non è l'alleato di centro ma il nostro stesso atteggiamento qualche volta rinunciatario, timoroso, complessato!

Oggi "Identità e Futuro" è il capitolo 7 del documento di AN del Congresso di Bologna. Il mio pensiero di qualche anno addietro è vincente.

Oggi, il mio desiderio, di ricollocare senza esitazioni la Destra a Destra, è appagato e non ho più motivo di polemica politica, anzi!. Oggi ho avvertito, come avverto, un motivo in più per rimettermi a far politica più attivamente nei circoli di AN per troppo tempo avviliti dall'indifferenza politica o ammorbati dalle polemiche.

E sono felice di aver subito sulla mia pelle conseguenze qualche volta pesanti soprattutto in termini umani. Felice perché normalmente ho già vinto: AN ridiventa innanzitutto culturalmente un grande Partito, e dopo lo diverrà anche in termini di consenso politico.

Non un Partito taxi (Roberto, ti riferivi a Caccavale? Chi era costui?), ma aperto, pronto a crescere, pronto ad accogliere altri, quanti con noi sanno di poter condividere cultura occidentale, cattolica, nazionale, solidarista, europea. Una AN che, nell'accogliere, può dare soltanto valori, valori fondanti.

Una AN cosi non può che essere vincente, e non con 11,9%, ma con tanto, tanto consenso in più. Purché vi siano federazioni che sostituiscano all'indifferenza, alla assenza politica dal territorio, alla mancanza di cultura politica territoriale ed europea, al settarismo, quella autorità reale di guida politica, cultura dell'accoglienza e della collaborazione fra diversi, che è la cultura di chi non ha paura perché è forte di se stesso e delle idee nelle quali crede. Purché le abbia. Noi le abbiamo da 40 anni. E la giovinezza non è solo un fatto anagrafico!.

Pubblico

E' con questo entusiasmo che affrontiamo i congressi. Con la voglia di vincere e stravincere, di acquisire sempre più il consenso della gente, di recuperare l'iniziativa politica, di organizzarci in strutture snelle, efficaci, partecipative, presenti sul territorio.

Chiusa felicemente oggi la polemica nazionale, registrata la vittoria morale, l'impegno deve ripartire dal territorio, per rimuovere quei confini asfittici nei quali altri legittimante, pensano di poterci relegare, ma nei quali colpevolmente noi stessi ci siamo autorelegati con la nostra politica distratta, priva di lungimiranza, dai confini culturali certamente angusti.

Abbiamo tanto da dire mantenendoci sui nostri temi, ancorati ai nostri valori tradizionali. Non dobbiamo più sbiadire nulla. Dobbiamo solo ritrovare in noi stessi i motivi della nostra esistenza. E sono tanti, davvero tanti.

Con questo animo affrontiamo il nostro Congresso Provinciale. Senza unanimismi ma con la fierezza delle idee. Che non sono adattabili alle circostanze. Le idee sono Idee e basta. Avanti tutta per AN, allora, con coraggio. E la vittoria, con Fini presidente, con Mario De Cristofaro presidente provinciale, sarà sempre più grande.
Gianfranco Fini

On.le Adriana POLI BORTONE
Componente di "Nuova Alleanza"

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