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Venuti da fuori mercé “il venditore”
colti nel sonno li strascinarono via.
Il giorno dopo la caserma vuota.
Imbruniva, i pattini sfioravano veloci il ghiaccio,
veloci, troppo veloci.
La curva! ingovernabile la slitta volò,
sotto, nel pendio, travolgendo il carico.
Anche la neve soffice fa male ed il sapore in bocca
amaro.
Improvvise dalla valletta scariche di mitraglia
istintivamente più dentro, più sotto la fredda,
farinosa coltre.
Imprecazioni confuse e ...il brusio angosciante dei rantoli
poi il silenzio,
poi alcuni colpi, alla nuca.
Più ombre si allontanano... sfoderando odio gioioso.
Da sotto, irreale, il muoversi di un piccoletto,
magro, smilzo, pelato, come un fantasma vivo,
occhi sbarrati che vola fuggendo.
I pattini della slitta, ora, stridono non più leggeri:
Vomito vento e neve.
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