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A lato della CASA il mausoleo:
Giosué Carducci
seduto,
assorto,
il capo posato
sul palmo.
Dinnanzi la piazza raccolta,
discreta, in penombra.
Il Carro di Tespi la occupò.
Pirandello, Cekov, Giacosa, Nicodemi...
irruppero sulla scena
turbando il sonno del Vate incredulo.
Telone spiovente
sedie di fila,
panche di seconda traballanti,
sul tavolato scricchiolante sino
al sopralzo del palcoscenico.
Le quinte
dai colori consunti.
Al varco d’ingresso una “paratia” di vissuto abete
con finestrino e ripiano:
era la biglietteria.
Prezzo unico lire 100. Sempre.
La rappresentazione
nelle serate del profondo autunno.
Intabarrati,
attenti, attratti, assorbiti.
Il capocomico,
intenso, appassionato,
gli attori vivi, veri,
modesti.
La forza del copione superava le angustie e
recitava momenti di emozione.
Il vero teatro era e forse
è solo questo.
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