ORIENTE (1960)



Il treno per Vienna è fra un’ora.
Il seminario è concluso
nell’aula magna dell’Istituto di Patologia
odorosa di antichi legni,
dall’abito rassettato per l’occasione,
fiocamente illuminata
da lampadari liberty testimoni
di un primigenio splendore
che si strascina ora
nel tempo della povertà,
della malinconia.

La forza speculativa
dell’ingegno dà bagliori di luce
al sopravvivere della libera dignità dell’Uomo,
mortificata,
annientata.

Valigia in mano, mantello serrato.
Un lungo, forte abbraccio
per chi ritorna alla libertà.

Strada deserta.
Si va soli.
Attendono là,
al treno per piombarmi nel saluto.

Sempre dritto,
non è lontano.
Al terzo incrocio, una garitta
copre un’ombra che si sfiora
e si coglie un “quid” che svanisce.

Lo sparo è ovattato:
l’ombra si distende arrossando la neve.

Il treno fischia in una nuvola di vapore:
piango.

Ai confini...
Foto di G. Martines