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Tutti la modulavano,
Molti la canticchiavano, spesso con stupida ironia.
Nessuno percepiva la profondità ascetica delle note,
messaggio tragico,
suadente
per rincorrersi prima dell’addio.
Il canto,
l’incontro che attenua la solitudine,
esorcizza la paura.
La dolcezza cupa della melodia
che dona fugace,
violenta,
reale illusione di vita.
“Tutte Le Sere sotto quel Fanal....
............Anche stasera aspetterò......”
Struggente l’attendere che sublima
anche l’occasionalità.
Poi lo “strappo”: vana, vuota l’attesa.
Lo spirito, fantasma sacro,
anima il ricordo e il pianto è vero,
è di chi ha amato.
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