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Recitava il rosario
accovacciato
al pilastro
con voce angosciata
che innalzava
di volume,
roco e grottesco,
al fragore degli scoppi,
allo sgranar contraereo.
Lo ascoltavo dal retro.
La “catacomba” zeppa di ogni umano,
invocava soccorso,
imprecava miracoli,
delirava in preghiere.
Un tuono.
L’onda d’urto irruppe possente;
sabbia, terra;
parve esserne sepolti,
poi il risucchio del vento.
Bocca sabbiosa, occhi brucianti.
Silenzio: le lampade recuperano la luce.
Il pianto, il grido.
Chi tace non c’è più.
Dinnanzi a me ora nulla.
A pochi metri sussulta morente baciando la Croce.
Usciti sembrò bello danzare sulle macerie
nella caligine degli incendi
che oscuravano il sole di luglio.
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