ARISTODEMO (1943)

Il profumo del trinciato forte
era un miraggio,
i sigari spariti.
Eppure, talvolta,
l’angusta tabaccheria
foderata di incorruttibile noce
dal profumo incancellabile,
eterno
materializzava
l’imprevedibile arrivo di una “partita”.
Tarchiato,
dal largo sorridente faccione,
reso per età e per nascita
astuto e prudente,
brutale e cortese
imperioso ed umile,
Aristodemo,
lo sguardo acuto, sornione:
ecografava tutti!

Come il gigantesco, secolare
noce della piazzola a lui accanto
imperava, ordinava
distribuiva ai “fidati”.
Occorreva pazienza, astuzia, fiuto, acume.
I “segni” erano concordati
come un batter d’ali di pernice
per un setter.