Fondazione Identita' e Futuro: Newsletter n. 26 Newsletter UEN N. 26 - Dicembre 2002-Gennaio 2003 Indice Attivitá Istituzioni Europee Fondi strutturali Politiche regionali, trasporto e turismo Agricoltura e Sviluppo rurale Bandi Attivitá On.le Poli Bortone Attivitá Istituzioni Europee 1. Parlamento Europeo Durante la sessione plenaria di gennaio a Strasburgo si é dibattuto sul pericolo della guerra in Iraq e sulla necessitá di impiegare tutte le vie diplomatiche ed il peso dell'Unione europea per evitarla. Il Primo Ministro greco Simitis, presidente in funzione del Consiglio europeo ha avviato il 14 gennaio la presentazione del programma sulla presidenza greca. Segnaliamo le cinque prioritá per il semestre: * Allargamento: il trattato di adesione e oltre * Il processo di Lisbona: competitività, coesione e sostenibilità * Immigrazione - Asilo: responsabilità comune, politica d'immigrazione globale * Il futuro dell'Europa: l'esito della Convenzione * Relazioni esterne: la nuova Europa come motore internazionale di pace e cooperazione Durante la seduta plenaria il Presidente Prodi ha appoggiato in particolare la prioritá che la presidenza attribuisce alla situazione del Mediterraneo dalla quale, sostiene, dipendono le condizioni di pace e di guerra. 2. Commissione Settimana verde 2003 La Commssione europea invita tutti i ragazzi tra 5 e 16 anni a partecipare al concorso per le scuole nel contesto della settimana verde che si svolgerà dal 2 al 5 giugno a Bruxelles. I ragazzi più giovani (da 5 a 10 anni) dovranno realizzare pitture e disegni sul tema dell'acqua mentre quelli più grandi (da 11 a 16 anni) presenteranno sculture realizzate con materiali riciclati. I primi tre classificati riceveranno in premio un viaggio a Bruxelles per se e per un adulto (genitore o accompagnatore) durante la giornata mondiale dell'ambiente, il 5 giugno. Vi segnaliamo che il concorso é organizzato dalla Direzione Generale Ambiente (http://europa.eu.int/comm/dgs/environment/index_en.htm) in collaborazione con la rete European Schoolnet (www.eun.org). Per entrare nella mailing list del concorso si consiglia di contattare Alexa Joyce, all'indirizzo di posta elettronica alexa.joyce@eun.org o al numero telefonico 0032.(0)2 7907575. Il sito web della settimana verde é http://europa.eu.int/comm/environment/greenweek/index.htm. 3. Consiglio Il Primo Ministro turco Abdallah Gul durante l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa a Strasburgo ha confermato l'Impegno della Turchia a proseguire ed accelerare le riforme. Ha in questa occasione ricordato che il suo paese ha abolito la pena di morte e firmato il protocollo n.6 allegato alla Convenzione dei diritti umani. Il Governo ha recentemente revocato le restrizioni sui diritti di proprietà per le fondazioni religiose minoritarie rispettando così le antiche tradizioni di tolleranza religiosa. Fondi Strutturali Si segnala che sul sito inforegio http://europa.eu.int/comm/regional_policy/index_it.htm si possono trovare più di 500 esempi di progetti di sviluppo sociale ed economico (Fondi Strutturali e di Coesione) divisi per Stato o per tema. Pari opportunitá Con la comunicazione "L'attuazione dell'integrazione della dimensione uomini/donne nei documenti di programmazione dei Fondi Strutturali 2000-2006" la Commissione ha sottolineato l'importanza della promozione dell'uguaglianza tra uomini e donne nell'UE. La comunicazione ha sviluppato i seguenti temi: a) realizzare le pari opportunità tra uomini e donne attraverso l'integrazione delle due componenti b) intraprendere azioni specifiche volte alla formazione delle donne, creazione di posti di lavoro e di imprese per il mondo femminile nel contesto dei Fondi Strutturali di un Europa allargata. Si invitano quindi gli Stati membri ad incentivare la percezione e l'importanza della dimensione uomini/donne nell'insieme dei programmi dei Fondi Strutturali e allocare finanziamenti specificatamente in favore dell'uguaglianza tra uomini e donne. Politiche regionali, Trasporti e turismo Presidenza greca Durante uno scambio di opinioni a Bruxelles, il Presidente in carica del Consiglio dei Trasporti, Dr. Verelis ha indicato le prime tre priorità del semestre greco in materia di trasporti: raggiungere un accordo sull'area comune transatlantica, su Galileo e sul secondo pacchetto ferroviario. Prestige É stata adottata durante la sessione plenaria di Strasburgo la risoluzione sulla sicurezza marittima e sulle misure per limitare i danni del disastro della nave Prestige sulle coste della Galizia. Il Parlamento si congratula con la Commissione per la rapidità con cui é intervenuta per assicurare la sicurezza del mare sia a livello europeo che internazionale. Nella risoluzione il Parlamento auspica l'istituzione di un Servizio Europeo Guardiacostiero che lavorando in collaborazione con i controllori del traffico marittimo e con le Forze di Protezione Civili Europee sia in grado di fare fronte ai disastri naturali ed industriali. Agricoltura e Sviluppo rurale Nuovo regime di audit aziendale Nell'ambito della revisione intermedia della Politica Agricola Comune (PAC) la Commissione europea ritiene necessario istituire e promuovere a livello comunitario un sistema di audit per le aziende agricole professionali. L'audit in questione si baserà sulle attrezzature e processi evolutivi delle aziende in relazione alle norme di sicurezza alimentare, di ambiente, di sicurezza sul lavoro. Il sistema di audit aziendale sarà obbligatorio in connessione alla condizionalità ecologica per i produttori che ricevono più di cinquemila euro all'anno. Bandi Sicurezza alimentare L'Autorità europea per la sicurezza alimentare ha pubblicato un bando di gara per cercare scienziati addentro a settori correlati con la valutazione del rischio, i quali faranno parte del comitato scientifico della Autorità stessa. L'Autorità fornisce pareri scientifici indipendenti, a sostegno della legislazione e delle politiche comunitarie, in tutti i settori che incidono sulla sicurezza degli alimenti e dei mangimi animali, come pure sulla salute e benessere degli animali e alla salute dei vegetali. Fra le competenze dell'Autorità troviamo l'elaborazione di pareri scientifici in tema di nutrizione, facendo particolare riferimento alla legislazione comunitaria, agli organismi geneticamente modificati e alle nuove tecnologie nel campo alimentari. Il comitato scientifico è costituito da sei esperti scientifici indipendenti e dai presidenti degli otto gruppi scientifici. Il comitato scientifico è responsabile del coordinamento generale e dell'elaborazione di pareri su questioni varie che non rientrano nelle competenze di alcun gruppo scientifico. Si istituirà un gruppo per ciascuno dei seguenti settori: - additivi alimentari, aromatizzanti, coadiuvanti tecnologici e materiali a contatto con gli alimenti; - additivi e prodotti o sostanze usate nei mangimi; - salute dei vegetali, prodotti fitosanitari e loro residui; - contaminanti nella catena alimentare; - salute e benessere degli animali. - organismi geneticamente modificati; - prodotti dietetici, nutrizione e allergie; - gruppo sui rischi biologici (comprese BSE e TSE); Ogni gruppo sarà composto da massimo 21 membri e sarà responsabile di fornire pareri scientifici all'Autorità. I candidati devono essere in possesso di un diploma di laurea in un campo scientifico attinente ai gruppi scientifici, meglio di livello post-universitario, ed almeno dieci anni di esperienza professionale. I membri saranno nominati per un periodo di tre anni. Termine ultimo per la presentazione delle candidature: 14.03.2003 Energia La Commissione europea ha pubblicato la preinformazione di una gara d'appalto relativa allo studio di metodi intesi a migliorare la complementarietà e la sinergia fra la ricerca nazionale e dell'UE nel campo dell'energia non nucleare. Lo studio rientra nell'ambito del sesto programma quadro. Il bilancio indicativo globale per la prestazione dei servizi è stimato fra i 200.000 e i 250.000 euro. Inizio previsto delle procedure di aggiudicazione: 1 aprile 2003. Si consiglia di consultare il bando originale sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee al riferimento sottoindicato. Documenti di Riferimento: GU n. S 3-001368 del 04.01.2003 Programma Agis Nell'ambito del programma sulla cooperazione giudiziaria e di polizia in maniera penale e di sostegno all'impegno degli operatori della giustizia per l'elaborazione di una politica europea nel settore la Commissione ha pubblicato un invito a presentare proposte per il periodo 2003-2007. Il finanziamento coprirà un massimo del 70%. Gli obiettivi sono: 1. elaborare, attuare e valutare politiche europee nel settore della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale 2. promuovere e consolidare la creazione di reti, la cooperazione reciproca su temi generali di interesse comune per gli Stati Membri, lo scambio e la divulgazione della informazioni, delle esperienze e delle migliori pratiche, la cooperazione locale e regionale, il miglioramento e l'adeguamento della formazione e della ricerca tecnica e scientifica 3. incoraggiare gli Stati Membri ad avviare una cooperazione tra i paesi candidati, con altri paesi terzi e con le organizzazioni competenti a livello regionale ed internazionale. Possono partecipare al progetto gli operatori della giustizia (giudici, avvocati, magistrati ufficiali di polizia) funzionari e agenti incaricati all'applicazione della legge (polizia, polizia militare, dogane), gli organismi pubblici competenti negli Stati membri, in virtù del diritto nazionale, per la prevenzione l'individuazione e la lotta contro la criminalità, funzionari di alte autoritá pubbliche, rappresentati di associazioni ed organizzazioni del mondo della ricerca e rappresentanti dei servizi incaricati dell'assistenza delle vittime. Termine ultimo per la presentazione delle candidature é il 7 marzo 2003. Documento di riferimento GUCE 2003 C5/06 del 10.01.2003. Cooperazione CE/USA La direzione Generale dell'Istruzione e la Cultura ha rinnovato il programma che intende promuovere la comprensione fra i popoli della Comunità europea e degli Stati Uniti d'America e migliorare la qualità del rispettivo sviluppo delle risorse umane. Il programma sostiene progetti multilaterali ed innovativi per gli studenti al fine di promuovere una cooperazione transatlantica strutturale nel campo dell'istruzione superiore e dell'istruzione e formazione professionali. Termine ultimo per la presentazione delle candidature è il 28 marzo 2003. Documento di riferimento: GUCE 2003/C 2/05 del 7.01. 2003 Attività On.le Poli Bortone Intervento dell'On.le Poli Bortone durante la conferenza semestrale sul Patto di Stabilità a Tirana sul tema: cooperazione regionale nel movimento delle persone e nel ritorno dei rifugiati nei Balcani. Importanza della cooperazione regionale Come tutti i partecipanti a questa riunione sanno bene, la dimensione regionale rappresenta un aspetto molto importante nella strategia per la stabilità dei Balcani che l'Unione europea ha avviato con altri partner internazionali alla fine degli anni 90. Tale strategia non è cambiata con la decisione presa a Zagabria nel novembre 2000 dall'Unione europea di dotare il processo di stabilità di ulteriori strumenti, quali gli accordi di stabilità e di associazione che hanno in maniera più pregnante impegnato l'Unione. In quell'occasione la dimensione regionale non è stata posta in un secondo piano ma valorizzata poiché il rafforzamento dei legami fra l' Unione e ciascun paese balcanico è stato ancorato ad una serie di condizioni politiche ed economiche, e quindi la dimensione regionale è stata indicata come una necessaria politica di accompagnamento degli eventuali accordi di associazione e di stabilizzazione . In tale prospettiva gli obiettivi dell'Unione europea sono quindi chiari: cercare di istituire un quadro di relazioni politiche e commerciali di grande apertura, dagli accordi di libero scambio alla libera circolazione delle persone, un metodo che ha funzionato per il vecchio Mercato Comune Europeo. Per raggiungere questi ambiziosi ma possibili obiettivi l'Unione europea ha messo a disposizione lo strumento finanziario CARDS che ha un'importante componente regionale nelle sue forme d'intervento. Il processo di stabilizzazione che si è messo in moto anni fa va avanti. Per ovvie ragioni, specie sul piano delle relazioni commerciali, i paesi balcanici hanno privilegiato lo sviluppo delle loro relazioni con i paesi dell'Unione europea e con la stessa Unione europea, traendo vantaggio, almeno lo speriamo, sul piano della loro crescita economica e politica ; prova ne sono gli accordi di associazione con la ex Repubblica yugoslava di Macedonia e con la Croazia, già firmati, il possibile avvio dei negoziati con l'Albania ed i progressi significativi con gli altri due paesi, Repubblica Federale di Yugoslavia e Bosnia Erzegovina. Sul piano della cooperazione regionale ci si aspetta ancora qualcosa di più anche se non sono mancati certi progressi . Occorre ora investire maggiormente e con rinnovata fiducia nella cooperazione regionale ed il Parlamento europeo é qui ancora un volta per ricordare l'importanza del rafforzamento dei legami politici e commerciali fra i paesi balcanici quale garanzia piú sicura per una stabilizzazione completa della regione. Infatti nessuna delle tante problematiche esistenti nell'area balcanica può essere risolta se i paesi interessati non approfondiscono la loro cooperazione, nella lotta contro la criminalità, nel controllo delle frontiere, nella lotta al traffico di esseri umani, nella facilitazione del ritorno dei profughi alle loro regioni d'origine, negli scambi commerciali, nella visione comune dei temi politici che li riguardano nelle sedi internazionali. Il Consiglio affari Generali dell'Unione europea ha ricordato a piú riprese quest'aspetto chiave della futura stabilità dei Balcani, e non ha mancato di sottolineare I progressi compiuti in questa prospettiva, vedasi l'incontro a Sarajevo il 15 luglio fra i presidenti di Bosnia Erzegovina, Croazia e Yugoslavia ed ancora più importante l'incontro a Belgrado fra I ministri del SEECP (Processo di Cooperazione dell'Europa del sud est) che ha voluto rivolgersi a quegli obiettivi in grado di rafforzare la cooperazione generale. Ed ancora il memorandum d'intesa firmato a Tirana in luglio fra il Kosovo e l'Albania sulla liberalizzazione commerciale fra queste due aree, nonché quello successivo sulla cooperazioni fra le polizie sono ulteriori esempi di approcci che vanno nella giusta direzione. Si può quindi notare con una certa soddisfazione che esiste la volontà dei governi interessati di perseguire l'unica strada in grado di assicurare una stabilità definitiva ai Balcani, ancor meglio se la cooperazione presenta un carattere multilaterale, coinvolgendo tutti i paesi della regione. Occorre adesso tradurre questa volontà nella concretezza della vita di tutti i giorni con gli opportuni provedimenti. Ritorno dei profughi Il Parlamento europeo ha insistito sempre e continua a farlo in quest'occasione sull'utilizzo da parte dei paesi interessati di politiche adatte a favorire il ritorno a casa dei profughi e di conseguenza l'integrazione delle minoranze etniche. Sono ancora più di un milione su un totale di circa 26 milioni di abitanti i profughi, che attendono di poter rientrare nei loro luoghi d'origine, con delle condizioni che permettano la loro reintegrazione nella vita sociale del Paese. Come certo sapete l'Unione europea considera i progressi in tale settore un elemento fondamentale per avviare le ulteriori fasi di sviluppo nelle relazioni politiche con i paesi della regione. Prova ne è l'impegno finanziario notevole destinato a tale scopo dal programma CARDS. Tutti i paesi della regione hanno ratificato la Convenzione quadro sulle minoranze nazionali; logico quindi attendersi da loro l'adozione di una serie di misure concrete nel campo economico e sociale, della formazione e dell'insegnamento tendenti a mettere in atto politiche rispettose delle minoranze etniche e religiose e che, vietando qualsiasi discriminazione, procedano ad integrare le minoranze, dando a queste effettivi diritti di partecipazione alla vita politica del paese ed in futuro appropriati ed opportuni riconoscimenti di certe specificità culturali e linguistiche. Logico d'altra parte, nel rispetto del principio di reciprocità, chiedere alle minoranze l'osservanza delle leggi del paese in cui risiedono ed ogni sforzo per garantire la pacifica convivenza con altre etnie. Per i paesi balcanici e più ancora forse di altre zone europee, il futuro é rappresentato dall'esistenza e dalla convivenza di multietnie. In quest'ottica è importante determinare anche un clima culturale che faciliti la convivenza fra le differenti etnie, educando i giovani al rispetto di tali principi. Libera circolazione delle persone Come il Consiglio Affari Generali ha recentemente sottolineato nel maggio 2002, resta importante per i paesi SAP allineare le loro politiche d'ingresso e dei visti con gli standard applicati nell'Unione europea ed in questo quadro si invitano i paesi interessati ad intensificare quella cooperazione iniziata con la Dichiarazione Congiunta di Sarajevo nel marzo 2001 sulla cooperazione regionale in materia di immigrazione e di asilo. Il Parlamento europeo non può che appoggiare la richiesta del Consiglio, aggiungendo che il controllo delle estese frontiere dei paesi balcanici effettuato da polizie di frontiera bene addestrate in grado di cooperare fra loro deve essere un impegno verso il quale i governi balcanici devono rivolgere la massima attenzione. Sulla libera circolazione delle persone si vuole ricordare l'attenzione che l'Unione europea rivolge ad un campo che é molto importante per i paesi balcanici. Se gli aiuti nel quadro dei programmi CARDS dimostrano ampiamente quanto importante sia per l'Unione europea il ristabilimento di condizioni accettabili di libera circolazione nei Balcani, d'altra parte la stessa Unione non ha chiuso la porta ai cittadini dei paesi balcanici. Certamente vuole farlo con la dovuta cautela, in una strategia che tenga anche conto di una serie di progressi realmente valutabili che tali paesi sono in grado di compiere nel controllare la loro emigrazione. Ne sono prova le disposizioni contenute negli Accordi di Stabilizzazione e di Associazione già firmati che presentano disposizioni volte a disciplinare la circolazione dei lavoratori, la libertà di stabilimento, la prestazione di servizi ed in parte anche i movimenti di capitale. Quando le condizioni, da valutare paese per paese, lo permetteranno, in particolare quando ciascun paese sarà in grado di operare un controllo effettivamente riscontrabile sull'emigrazione illegale si potrà procedere ad un approccio meno restrittivo nella concessione dei visti. Traffico di esseri umani Voglio concludere, ponendo l'accenno su un particolare " movimento di persone " che affligge gran parte del nostro continente, quello che riguarda il traffico degli esseri umani, delle giovani donne in particolare, ridotte spesso in condizione di vera schiavitù e dei bambini. Troppo alto è infatti il numero di " minori non accompagnati " che quotidianamente entrano nei paesi europei. Il Parlamento europeo si felicita al riguardo di quelle iniziative legislative che pongono grande attenzione alle giovani donne ed ai bambini quali vittime di questi traffici e che comportano l'adozione di misure di protezione e di recupero adeguate. Se questo è da considerarsi un passo importante in quanto dimostra una presa di coscienza del fenomeno, c'é da dire però che solo alcuni paesi hanno assunto iniziative legislative concrete in tale ambito. Il Parlamento europeo è impegnato, come altre organizzazioni, in un grande sforzo per far comprendere le reali dimensioni del fenomeno e ritiene che una cooperazione regionale a tutti i livelli fra le autorità competenti dei paesi balcanici, crocevia in molti casi di questi vergognosi traffici, e di queste con i paesi dell'Unione europea, possa essere determinante per debellare un fenomeno ripugnante. Il traffico di esseri umani è legato a molti fattori socio/economici, che bisogna sforzarsi di rimuovere nei paesi dove ha origine questo flusso ma è innegabile che le ramificazioni del fenomeno sono tali e tante che richiedono da tutte le autorità competenti la massima attenzione e la massima severità, nel trattare la corruzione, le connivenze varie e l'omertà che caratterizzano questi traffici. Risposta data dal Commissario Barnier in nome della Commissione (25 novembre 2002) all'interrogazione "Inondazioni nel Salento - Intervento dell'Unione europea" Per poter ricorrere all'intervento del Fondo di solidarietà dell'Unione europea occorre che si sia verificato un disastro di ingenti proporzioni che abbia provocato un danno pari almeno a 3 miliardi di € ovvero allo 0,6% del reddito nazionale lordo dello Stato membro colpito. In circostanze eccezionali il Fondo può intervenire anche nel caso di disastri di straordinaria gravità che colpiscono la maggior parte della popolazione di una determinata regione con serie e durature ripercussioni sulle condizioni di vita e sulla stabilità economica della medesima. La Commissione non dispone di stime relative alla natura ed alla portata dei danni in Puglia. Conformemente al regolamento che disciplina il Fondo di solidarietà dell'Unione europea, spetta alle autorità nazionali presentare alla Commissione domanda d'intervento del Fondo. L'articolo 4 del sopra citato regolamento fornisce le informazioni richieste e stabilisce che lo Stato membro può trasmettere alla Commissione domanda d'intervento del Fondo entro 10 settimane dalla data in cui si è verificato il primo danno dovuto alla catastrofe iniziale. Interrogazione scritta dell'On.le Poli Bortone presentata alla Commissione "Coordinamento degli interventi nell'ambito degli aiuti comunitari". Premesso che: a) lo scopo dell'Unione europea consiste essenzialmente nell'utilizzo ottimale delle riserve per conseguire risultati efficaci nelle regioni interessate; b) per ottenere tale scopo occorre predisporre una struttura amministrativa nazionale; c) per converso, accade che uno stesso programma sia gestito da più Direzioni generali (sia per gli Stati membri che per i paesi extracomunitari) o che due programmi ( ad es. CARDS e INTERREG III ) siano banditi con la stessa missione (ad es. a livello di assistenza tecnica), può la Commissione far sapere se: 1. non ritiene di dover rivedere, nella sua organizzazione, le competenze delle varie Direzioni generali al fine di ottimizzare il coordinamento degli interventi; 2. non ritiene altresì di dover verificare che le finalità dei programmi messi a bando e dei mezzi a disposizione siano fra loro complementari? Risposta del Commissario Barnier all'interrogazione "Coordinamento degli interventi nell'ambito degli aiuti comunitari". Ottimizzare il coordinamento dell'attività comunitaria costituisce un obiettivo permanente nel contesto del miglioramento dei metodi di lavoro e dell'efficacia della Commissione. Quanto alla gestione dei programmi finanziati dai fondi strutturali, un simile coordinamento riguarda, da un lato, le autorità e gli operatori a livello nazionale, regionale e locale e la Commissione e, dall'altro, i diversi servizi specializzati della Commissione che contribuiscono all'ideazione ed all'attuazione degli interventi. In linea di massima, i programmi comunitari finanziati dai fondi strutturali comprendono azioni che fanno capo a numerosi settori (piccole e medie imprese, agricoltura, formazione, ambiente, ecc.) che sono a loro volta di competenza di direzioni generali diverse. Allo stadio della programmazione, in base alle proposte presentate dagli Stati membri, la coerenza e il coordinamento degli interventi sono assicurati grazie alla definizione congiunta di priorità e di obiettivi generali. Il problema viene preso in considerazione anche nell'ambito del controllo dei programmi, tramite il coordinamento interno dei diversi servizi della Commissione che intervengono nell'applicazione dei medesimi. Per la totalità delle azioni strutturali, la Direzione generale (DG) della politica regionale è la capofila in materia di coordinamento delle questioni comuni a tutti i fondi. Quanto ai programmi di cooperazione interregionale che coinvolgono paesi terzi, gli interventi nelle regioni transfrontaliere comunitarie sono realizzati nel quadro del programma d'iniziativa comunitario Interreg, in coordinamento con azioni analoghe che usufruiscono degli strumenti finanziari esterni (CARDS, PHARE, TACIS, ecc.). Allo scopo di ottimizzare tale coordinamento, i comitati di gestione e di sorveglianza di numerosi programmi prevedono una rappresentanza congiunta delle regioni della Comunità e dei paesi terzi interessati; la selezione dei progetti Interreg avviene congiuntamente; vengono organizzate iniziative di informazione e di assistenza tecnica comuni. Anche il coordinamento anche all'interno della Commissione è un fatto compiuto. Le direzioni generali competenti (DG Politica regionale, Relazioni esterne e Ufficio di cooperazione EuropeAid) affrontano queste problematiche in stretta collaborazione e, sulla base dei notevoli progressi realizzati in materia di coordinamento fra Interreg e PHARE CBC da un lato e fra Interreg e TACIS dall'altro, i servizi stanno procedendo alla definizione di un quadro di riferimento per Interreg e CARDS. La Commissione rivede costantemente il coordinamento delle azioni e la definizione delle responsabilità nell'ambito dei fondi strutturali. Quanto all'adeguamento fra risorse ed obiettivi dei programmi, va osservato che i regolamenti che disciplinano gli interventi dei fondi strutturali prevedono, per ogni programma, la definizione di obiettivi e di indicatori quantificati i quali vengono sottoposti a costante verifica per tutta la durata dei programmi nell'ambito delle valutazioni preliminari, intermedie ed ex-post degli interventi. Interrogazione dell'On.le Poli Bortone alla Commissione "Nuova normativa relativa all'etichettatura dell'olio d'oliva" Il 13 giugno 2002 è stato adottato il Regolamento (CE) n. 1019/2002 [Regolamento (CE) n. 2815/98 della Commissione, del 22 dicembre 1998, relativo alle norme commerciali dell'olio d'oliva (GU L 349 del 24.12.1998)]della Commissione relativo alla commercializzazione dell'olio d'oliva. Tale regolamento prevede una serie di norme complementari a quelle previste dalla direttiva 2000/13/CE(2) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l'etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari. L'articolo 4 del regolamento n. 1019/2002 prevede non solo che la designazione dell'origine dell'olio sia facoltativa ma anche che questa sia solamente possibile sull'etichetta per l'olio "extravergine" di oliva e per gli oli che beneficiano di una "denominazione di origine protetta" o di "un'indicazione geografica protetta". La non obbligatorietà generale dell'indicazione dell'origine dell'olio si traduce in un vero e proprio inganno ai danni del consumatore che acquista un olio proveniente da paesi diversi rispetto a quelli che la lingua dell'etichetta e soprattutto il nome della marca lasciano ragionevolmente presupporre. Inoltre la possibilità di miscelazione di oli di differente provenienza con la relativa possibilità di indicazione sull'etichetta di una fantomatica "origine prevalente" rendono ancora maggiormente confusa la normativa sull'etichettatura dell'olio d'oliva. In considerazione del fatto che questo regolamento entrerà in vigore il 1° novembre 2002 e che detta normativa dovrebbe essere volta, da una parte, alla semplificazione legislativa in materia e, dall'altra, ad una maggiore tutela del consumatore assicurando la non ingannevolezza delle etichette e la garanzia di qualità del prodotto finale, può la Commissione far sapere se non ritiene opportuno proporre una modifica della normativa in questione nel senso di rendere obbligatoria, e quindi certa per il consumatore, l'indicazione sull'etichetta dell'origine dell'olio? Risposta del Commissario Fishler all'interrogazione "Nuova normativa relativa all'etichettatura dell'olio d'oliva" (9 dicembre 2002) Il regolamento (CE) n. 1019/2002 della Commissione, del 13 giugno 2002, relativo alle norme di commercializzazione dell'olio d'oliva dà seguito ad una risoluzione del Parlamento e risponde alle raccomandazioni espresse dal Consiglio in occasione dell'esame della relazione della Commissione sulla strategia della qualità per l'olio d'oliva. Per quanto concerne l'indicazione dell'origine sulle etichette, l'articolo 4 del suddetto regolamento è applicabile dal 1° novembre 2002. L'articolo garantisce la continuità del sistema instaurato dal regolamento (CE) n. 2815/981 e prevede un regime facoltativo di designazione dell'origine sulle etichette per gli oli "extravergini" e "vergini" che, per almeno il 75%, hanno la stessa provenienza. L'articolo vieta la designazione dell'origine delle altre categorie e riserva agli oli a denominazione d'origine protetta (DOP) e ad indicazione geografica protetta (IGP) la designazione dell'origine a livello regionale. Rendere obbligatoria l'indicazione dell'origine che sino ad ora è facoltativa presupporrebbe l'instaurazione, a livello comunitario, di un sistema efficace di tracciabilità e di controllo che consenta di verificare la provenienza senza creare ostacoli alla circolazione dei prodotti all'interno e all'esterno della Comunità. Per il momento però, un tale sistema di tracciabilità e di controllo di tutte le quantità d'olio d'oliva in circolazione non è realistico. Il sistema facoltativo in atto consente di ribaltare l'onere della prova obbligando colui che intende indicare sull'etichetta l'origine di certi oli d'oliva ad essere in possesso della opportuna documentazione conforme alla normativa comunitaria e nazionale. Ciò può risultare più facile in alcuni casi (ad esempio, frantoi che dispongono solo del proprio olio) che in altri (ad esempio, imprese di condizionamento che trattano diversi oli d'oliva). Riguardo agli oli commercializzati in Italia, è opportuno rammentare i dati relativi all'ultima campagna di produzione 2001/2002. In realtà, poiché la produzione di olio d'oliva è stata di 262 000 tonnellate, il consumo interno di 735 000 tonnellate e le esportazioni di 280 000 tonnellate, gli operatori italiani hanno dovuto importare, in totale, 440 000 tonnellate per poter soddisfare i bisogni di consumo interno e poter inoltre alimentare il mercato estero. L'olio importato proviene maggiormente da Stati membri (circa 400 000 tonnellate, soprattutto dalla Spagna). Le 40 000 tonnellate di oli importati da paesi terzi provengono dalla Tunisia e devono essere conformi ai requisiti di qualità stabiliti dai regolamenti comunitari. Per essere conforme al regolamento (CE) n. 2815/98 e, a partire dal 1° novembre 2002, all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 1019/2002, la dicitura "Made in Italy" può comparire sull'etichetta solo se l'olio è stato ottenuto, per almeno il 75%, da olive raccolte in Italia. Inoltre, se la percentuale d'olio d'oliva ottenuto da olive italiane non è pari al 100%, ciò dev'essere esplicitamente indicato. La Commissione è convinta che il sistema in vigore per l'indicazione dell'origine sulle etichette rappresenti l'unico modo per garantire al consumatore la qualità dell'olio d'oliva fornito dal produttore. Associazione Industriali Diciannove imprenditori, sezione degli edili dell'Associazione degli Industriali della provincia di Lecce, su invito dell'Onorevole Adriana Poli Bortone si sono recati a Bruxelles per affrontare due giornate di studio orientate allo sviluppo delle capacità competitive delle Piccole e Medie Imprese nel panorama europeo. Gli imprenditori hanno avuto così modo di incontrare eurodeputati (tra i quali Den Dover capofila e fondatore del gruppo interparlamentare per il settore delle costruzioni) esperti tecnici e funzionari della Commissione Europea che li hanno relazionati su numerosi Programmi e Iniziative comunitarie di respiro internazionale, nonché sulle problematiche collegate agli appalti ed alla cooperazione internazionale. Il prossimo appuntamento sarà incentrato sull'ISPA, il Programma di preadesione per i Paesi candidati all'ingresso nell'UE e si realizzerà a Lecce nella prossima primavera. Seguirà una missione di imprenditori in Romania. A cura di Adriana Poli Bortone e Laura Marzano tel 0032.2.2845707 fax 0032.2.2849707 "apoli@europarl.eu.int" Newsletter On. le Poli Bortone N° 26 - dicembre 2002 - gennaio 2003