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L'album di Aldo Crudele
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Fu
nell'anno 1973, nel cuore dei monti picentini (quella parte del Principato
Citeriore che comprende le valli del Tusciano e del Sele e le intermedie
piccole conche montecorvinesi) - precisamente in Castiglione - che Adriana
Alfinito, una bella donna "semplice e devota" moglie di Salvatore Genovesi
mise al mondo il primogenito Antonio; colui che, agli albori dell'illuminismo
divenne protagonista della scienza economica e che, assieme ad Antonio
Serra, Ferdinando Galiani, Bartolomeo Intieri ed altri, consentì a Napoli
di primeggiare nel mondo nella formazione delle nuove teorie economiche.
Antonio fu avviato dal padre al sacerdozio proprio per consentirgli
studi che, altrimenti, attesa la modestissima condizione economica familiare,
non avrebbe potuto fare. Nel 1730 ricevè a Salerno gli ordini minori
e, dopo lo studio della teologia e del diritto canonico, potè accedere
agli ordini sacri. Nel 1735 fu incaricato di insegnare eloquenza nel
Seminario di Salerno e successivamente nel 1738 si trasferì a Napoli.
Cominciò ad occuparsi di economia politica all'età di 41 anni; assalito
da un disdegno per la vecchia cultura di cui sino ad allora si era nutrito,
aveva infranto gli idoli allora venerati e, alle vuote dissertazioni
di un tempo, aveva contrapposto l'amore per le adorabili discipline
pratiche. Un tempo, la filosofia era "tutta cose" allorché quelle che
la coltivavano volevano essere guidatori, legislatori, istitutori di
popoli. Poi la grande corruzione della cultura era cominciata e per
sette e più secoli le scuole filosofiche d'Europa fecero a gara a chi
potesse essere più feroce in inutili immaginazioni ed astrazioni come
dice lo stesso Genovesi nel "Discorso sopra il vero fine delle lettere
e delle scienze" a chi meglio, sospingesse il pensiero fuori dall'atmosfera
umana. Cominciò dunque l'era della ragione. |