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L'album
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In questo clima
Genovesi prende coscienza della decadenza culturale, materiale e spirituale
dopo il periodo d'oro del napoletano.
Tuttavia è consapevole della necessità di intervenire "per far riprendere
al fiume il primo corso" cioè a riportare le arti, il commercio e l'agricoltura
a nuovi splendori. Per questo abbandona l'etica e la filosofia e si
dedica completamente all'economia. Napoli genera nella seconda metà
del secolo XVIII una serie di pensatori economici di eccezionale statura
ed indiscutibilmente il più importante fu Antonio Genovesi per il quale
Bartolomeo Intieri fondò la prima cattedra di meccanica e di commercio.
Gli economisti napoletani della metà del sec. XVII, afferma il Demarco,
si erano orientati verso lo studio dei problemi monetari e della politica
mercantilistica. Il più famoso di essi era stato Antonio Serra il quale
era convinto che nessuno potesse ignorare "quanto sia importante, sia
per i popoli, sia per principi, che un regno abbondi di oro e di argento".
Un'altra considerazione per la moneta era dunque comune a tutti i mercantilisti
(Malynes, Misselden e, soprattutto Mun). Essi guardavano al processo
economico dal punto di vista dello stadio primitivo raggiunto dal capitalismo
- la sua fase commerciale - ed erano portati ad identificare la moneta
con il capitale. La "paura dei beni", la preoccupazione esclusiva e
quasi fanatica di vendere caratterizzò il pensiero mercantilista. Nel
secolo in parola, infatti, non si metteva in dubbio l'utilità e la necessità
di una stretta disciplina del commercio dei grani e quindi un riconoscimento
dei diritti dell'agricoltura sinora trascurati. "Era pregiudizio comune
dice C. Barbagallo nel suo saggio "A.G. Economista" in Nuova rivista
storica - che la carestia dovesse combattersi esclusivamente immagazzinando
il sopravanzo degli anni di abbondanza per immetterlo nel consumo negli
anni di scarsità".
Per questo si cercava di frapporre ostacoli all'esportazione dei grani.
Ma l'esperienza e l'osservazione delle carestie del Regno di Napoli,
e di quella non lontana del 1764, sospingevano il Genovesi verso la
libertà del commercio dei grani.Genovesi sostiene la sua teoria dicendo
che molteplici sono le possibilità per giovare all'agricoltura: abolendo
le manimorte, rendendo alienabili le terre, prevedendo la concentrazione
della ricchezza fondiaria; usando, cioè, ogni mezzo perché la proprietà
sia largamente diffusa e ogni agricoltore possegga come cosa propria
la terra che feconda allettando con tutti i mezzi come avveniva in Toscana
ed in Inghilterra la nobiltà ad occuparsi della coltivazione delle terre.
Così dicendo, cercava di incoraggiare la piccola proprietà coltivatrice.
Come ai mercantilisti, anche al Genovesi l'importanza del commercio
nella cerchia dell'economia politica appare notevole.
continua

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