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L'Album
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L'esempio dell'Inghilterra e dell'Olanda - continua Demarco - lo sospingevano a quella conclusione.
Perciò il Genovesi affermava che il "traffico esterno" procurando l'esportazione delle "derrate e manifatture promuove insieme l'agricoltura e le arti", e ciò con l'utilità
dei proprietari e di coloro che lavorano. Il commercio per il Genovesi è l'operazione per la quale si scambia il superfluo col necessario ed è in lui chiarissimo il concetto di bilancia commerciale.
La Nazione che deve importare dall'estero materie prime e prodotti finiti non ha altro mezzo per pagare quelle merci che "estrarre" cioè esportare il superfluo della sua produzione per procurarsi i mezzi di pagamento.
Genovesi quando pensa ai problemi economici non si discosta mai dalle concezioni etiche che hanno influenzato la sua formazione culturale. Infatti, egli diceva che "è inutile di pensare ad arti, a commercio, a governo
se non si pensa a riformare la morale" non operando così una modernistica separazione concettuale tra l'homo sapiens e l'homo oeconomicus. Da questo sbocco scientifico era insieme attratto e respinto.
Stava in bilico tra una concezione sistematica e controversistica ed un più libero e spregiudicato atteggiamento scientifico. A scegliere la sua strada lo aiutarono non poco le amicizie contratte in quegli anni a Napoli con
Celestino Galiani, con Giovanni Maria della Torre, newtoniano convinto, e soprattutto con l'editore Giuseppe Orlandi. Del resto - scrive M. Zinno - la preparazione filosofica è spesso propedeutica a quella economica,
per lo meno per quanto concerne i padri di questa nuova scienza, Antonio Genovesi e Adamo Smith, tanto per citare i primi e più illustri artefici di questa nuova dottrina,
sono studiosi che hanno avuto in comune una ferratissima preparazione filosofica.
Infatti, "insieme" (storicamente parlando ed anche come metodo di speculazione filosofica) teorizzano la "divisione del lavoro".
Genovesi non fu un pensatore originale. Il suo credo era una variazione dell'ortodossa schematica mercantilistica. Per lui vi era un "commercio utile" (che esportava manufatti e portava in Patria materie prime)
e un "commercio dannoso" (che esportava materie prime e portava in Patria manufatti).
L'intervento pubblico, d'altro canto doveva, riguardare soltanto quest'ultimo. Il commercio utile meritava la libertà che fioriva meglio in condizioni libere.
Altro concetto importante del Genovesi è quello della moneta. Culturalmente influenzato sull'argomento dall'Abate Galiani, il Nostro maturò i principi delle moderne teorie
(in valore intrinseco o estrinseco); delineò la teoria del prezzo e dei bisogni costruendo, così, le basi della moderna economia politica.
Ci vorrebbe ben altro spazio (e ben altre competenze) per parlare compiutamente del pensiero economico del Genovesi, delle teorie del monetarismo e del mercantilismo,
che bene o male hanno costituito le basi di partenza dei ragionamenti genovesiani.
continua

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