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 Editoriale

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Titolo
Ci rivolgiamo al mondo
dei conservatori italiani, fatto di anime
moderate, liberali, cattoliche e nazionali
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Non per niente De Gaulle cerco' di arginare in qualche modo la tendenza all'americanizzazione con intenti programmatici, con atti di governo, con azione politica.
Basti pensare soltanto alla "Europa delle Patrie" dove con felice sintesi "Charles" esemplificava la necessita' di costituire una Europa politicamente forte, salvaguardando le identita' nazionali.
Le identita' nazionali: un problema non solo italiano che da qualche anno va accentuandosi sotto le forze centrifughe e centripete del globale e del locale. Tensioni e rivendicazioni mettono in continua discussione l'idea di nazione, confine e sovranita'. In Italia la questione rischia di diventare piu' complessa perche' al nostro paese non e' riconosciuta un'identita' nazionale forte.
Come operare, dunque, per far si' che gli italiani siano italiani? E' un legame indissolubile scritto nella storia o - per cosi' dire - si puo' divorziare?
Noi crediamo che l'identita' italiana, a differenza di quella di altre nazioni, e' culturale, prima ancora che politica: nasce dalle vicende millenarie i cui elementi vanno ricercati nel tempo. Nasce dalla sua lingua, che fin dal 300 si caratterizza nel quadro europeo per la larga presenza di persone capaci di leggere e scrivere in volgare, divenendo cosi', l'Italia, una delle aree piu' alfabetizzate dell'Occidente; nasce dal grande progetto d'unita' della penisola sognato da Federico II; nasce, ancora, da un'idea di Nazione che non costituisca un taglio netto rispetto al passato, agli stati preunitari ed alle loro esperienze, bensė che amalgami e combini in modo creativo tali esperienze in una costruzione di tipo "federativo" come propose Vincenzo Gioberti nel suo "Del primato morale e civile degli italiani" destinato a condurre il dibattito che accompagno' il nostro Risorgimento.
Un programma, quello di Gioberti, che fu poi dimenticato in seguito alla vittoria della formula cavouriana, ma che oggi si offre alla nostra considerazione con un forte rinnovato interesse. L'interesse per un modo diverso di concepire il processo d'unificazione nel rispetto delle tradizioni locali. Ecco perche' la nostra attenzione si rivolge, come detto, a quel vasto mondo dei conservatori italiani per cercare di dar loro nuovamente un senso di comunita' ideale e culturale; per cercare di rifondare questo ambiente bistrattato, confuso, talvolta discriminato anche da scelte politiche ora centripete ora draconiane che non contribuiscono al rafforzamento delle fondamenta della casa comune delle varie anime della destra italiana.
Ma perche' "I Conservatori", una testata politicamente pesante, quasi burbanzosa? Perche' e' piu' congeniale, in prospettiva, a una destra che abbia respiro europeo e conservatrice sul piano dei principi e dei legami, ma (come la Spagna d'Aznar) profondamente innovatrice per quanto riguarda l'esigenza di modernizzazione dello Stato e delle sue istituzioni.
In proposito Giuseppe Prezzolini, il maestro della cultura conservatrice del novecento, soleva affermare che "il vero conservatore accetta la necessita' dei cambiamenti politici, poiche' la storia e' cambiamento continuo; ma vuole che il cambiamento avvenga con prudenza, con successivi e tempestivi gradi".
Un "progresso senza avventure", come diceva uno slogan elettorale della D.C. che sembra di ispirazione tipicamente prezzoliniana.