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Editoriale
due
di Eugenio Ciancimino

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Una scelta di campo
Verso universi umani e sociali piu' vasti
di quelli che puo' contenere un partito
E' un numero di prova. L'intendimento è quello di realizzare uno strumento di comunicazione e d'interscambio d'informazioni tra attori della politica, della cultura e della societa' civile. Il titolo della testata ne indica la scelta di campo in una delle grandi famiglie della democrazia rappresentativa: quella dei "conservatori". La sua cultura ha alimentato per due secoli in Europa la formazione dei partiti di scuola liberale.
Invece, nella letteratura
politica italiana degli ultimi cinquantanni è un sostantivo, di solito,
usato per indicare un genere antiquato e sorpassato di chi ispira i propri
comportamenti alla tradizione. Appartiene al lessico della cultura delle
ideologie attribuire i valori del progresso solo alla sinistra, ieri comunista
ed oggi riformista. La sua rimozione è la condizione per "modernizzare"
la politica italiana rimasta ancorata tra gli usi ed i costumi della vecchia
partitocrazia ed il protagonismo di nuove aggregazioni politiche e sociali.
Da qui la necessità di un linguaggio chiaro, comprensibile anche ai non
addetti ai lavori e corrispondente alle identità sociali e culturali della
società reale. "I Conservatori" ne sono una componente e ne caratterizzano
istanze e pulsioni, spesso neglette per assuefazione a mode e tendenze.
Queste pagine non vogliono avere alcuna pretesa scientifica per promuovere o produrre revisioni.
La Fondazione "Identita' e Futuro", di cui esse sono portavoce, ha altri strumenti e canali più appropriati.
L'unica ambizione che, al momento, motiva la loro stampa è quella di mettere in rete sul territorio nazionale:
iniziative, ricerche ed attività condotte da singoli uomini o da gruppi ispirati, nei loro impegni professionali,
politici e sociali, dai valori della tradizione e da un approccio realistico e fattuale verso i problemi e le questioni
della vita di tutti i giorni. E' in sintonia con questo programma di lavoro la scelta della frase raccolta da uno
scritto giovanile di Nino Tripodi, che e' pubblicata a mo' di manifesto in copertina: "Noi non parliamo in nome
di un processo ideologico insegnatoci da alcun politico o da alcun filosofo, ma in nome della storia che
si evolve e crea sempre più nuovi e piu' giovani valori". Con queste premesse, le nostre pagine sono aperte
alla investigazione dei fenomeni della societa' contemporanea, travagliata dalla cultura del libero
scambio e dalla conservazione d'identita' e valori storicamente consolidati.
Percio', i loro universi umani e sociali sono piu' vasti di quelli che puo' contenere un partito o una sua componente interna.
Non c'e' bisogno di nuove ribalte per dare voce a vecchi e nuovi protagonisti della destra,
nella quale confluisce la parte piu' significativa delle istanze manifestate da coloro che si
riconoscono "conservatori". Se ci sono motivi di dibattito, essi riguardano la capacita' dei
partiti di riferimento a rappresentare e ad interpretare interessi diffusi nella società e
ad esprimere idee, progettualita' e classi dirigenti. In questa opera la Fondazione puo'
svolgere un proprio ruolo complementare e di sussidiarieta'.
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