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La
Destra
due
di Aldo Crudele

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Conservatori in
movimento
Sono
un Conservatore. Da sempre. Sono un allievo di Prezzolini un ammiratore
di Gentile, un estimatore di Bottai.
Ritengo doverosa questa affermazione per pormi in una condizione di assoluta chiarezza con i lettori di questo giornale.
Nessun equivoco, dunque, sull'impostazione culturale e politica del mio (veramente modesto) contributo. Una rivista che intende uscire
dalla "nicchia di mercato" della Destra (un mercato ovviamente inteso quale punto d'incontro ideale tra le varie anime della Destra) per spaziare,
con senso critico e con spirito di ricerca, in quelle grandi potenzialità che oggi esprime il Polo e per andare oltre.
Credo che questo sia anche lo spirito de "I Conservatori" voluto da Adriana Poli Bortone: partecipare
al dibattito in corso sulla destra italiana, prestando, naturalmente, la massima attenzione al fenomeno inteso nella sua globalità. E credo
che noi tutti de "I Conservatori" ci dedicheremo anima e corpo a seguire gli sviluppi che più ci interessano da vicino e dove più possiamo incidere
col nostro contributo di idee e di azione.
Sicuramente, in questa fase di rinascita politica, culturale e ambientale che la destra italiana sta
vivendo, un ruolo veramente da protagonista lo sta svolgendo la stampa. Il rifiorire di vecchie testate come il Roma che - tra gli altri - è stato
diretto da Alberto Giovannini e Piero Buscarci!, ed il rifiorire di prestigiose riviste culturali quali "Percorsi" di Gennaro Malgieri, danno il segno
del nuovo fermento culturale che vive oggi l'area conservatrice italiana.
Su queste pagine è necessario, io credo, partecipare alle attività del "laboratorio" non tanto discutendo i valori e le idealità della nostra cultura
(che diamo per chiara e definita) quanto per contribuire ad armonizzare le varie anime della destra con spirito conservatore, dando una mano - se ci sarà possibile - a tracciare un percorso politico per il Polo e per quello che si sta formando. Le condizioni vi sono.
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La destra cattolica e quella tradizionalista, la destra liberale e quella sociale, la destra popolare e quella nazionale hanno un comune denominatore che può farci ritrovare, unitariamente in quella vasta area conservatrice che tutte può comprenderle:
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la concezione della
cultura, tanto per cominciare, quella della politica, tanto per continuare,
quella religiosa per finire.
I Conservatori sono
(gentilianamente) convinti che la cultura non è ne di destra ne di sinistra.
E' cultura e basta. Questa divisione tra destra e sinistra della cultura
è storicamente nata con l'illuminismo che aveva bisogno di creare una
contrapposizione incisiva ad una visione del mondo fino ad allora compatta.
Per contro, mi sento di azzardare la tesi che non esiste una cultura di destra; esiste, invece, in forme imponenti, la cultura della destra qual'è la cultura italiana nel suo complesso.
continua

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