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La
globalizzazione
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Mode ed atteggiamenti
dei giovani risentono piu' di un influenza collettiva, attivata dai media,
che dagli insegnamenti della famiglia o dei valori del gruppo etnico di
appartenenza
La
tragedia della Serbia, che, pur con errori ed atrocità, aveva l'intenzione
più che legittima di non cedere la regione ove sono le memorie degli avi
(il Kosovo) agli albanesi; le rivolte islamiche in Indonesia contro i
cattolici; e quelle degli indios messicani del Chiapas ed il rinascere
della consapevolezza dell'identità culturale degli indios in tutto il
continente americano, dal Guatemala al Perù al Cile, sono tutte manifestazioni
di un diffuso disagio dei popoli. Dappertutto stanno emergendo resistenze
delle culture nazionali e delle tradizioni etnoreligiose. Sarà questo
il fenomeno più importante dei prossimi anni e che attraverserà la storia
del XXI secolo con lacerazioni e conflitti. E' un fenomeno inevitabile
e perfino auspicabile, che assume connotati planetari ed epocali. Sono
le culture, le lingue, le tradizioni, le credenze i valori e perfino i
miti dei vari popoli della terra, che non vogliono scomparire e perciò
ingaggiano un ultimo duello mortale con quelle tendenze alla omologazione
culturale ed al meticciamento etnico. Ma le forze politiche in Italia
come si sono poste davanti a questi fenomeni?
La sinistra, in Italia, in Europa e negli Usa, appare non solo prona,
ma addirittura mallevadrice di queste strategie dell'economia mondializzata.
La causa di quest'atteggiamento va trovata nella sua concezione internazionalista
derivata a sua volta dal cosmopolitismo illuminista. Giustamente B. Croce
aveva avversato l'illuminismo, in nome di una concezione idealistico-romantica
che poneva proprio il popolo-nazione al centro della storia.
La Destra, invece, ha intuito subito i pericoli della globalizzazione,
ma non ha ancora elaborato un'analisi sociologica completa, ne una conseguente
strategia politico ideologica. Eppure la Destra può fare molto. Superata
la logica del vecchio nazionalismo (cioè come esso si è espresso tragicamente
nel XX secolo), occorre dare vita ad una politica tesa a riaffermare,
con altri strumenti, il valore della Nazione. L'azione politica della
Destra deve manifestarsi soprattutto come istanza di tutela di un patrimonio
etnico culturale. Oggi l'appartenenza ad una Nazione passa per la tutela
della lingua, della letteratura, del patrimonio archeologico, artistico
e paesaggistico, del cinema e del teatro, della musica, delle tradizioni
popolari e del folklore locale, ecc.
Oggi la Nazione si afferma attraverso la diffusione della conoscenza di
questo patrimonio culturale fra le giovani generazioni di italiani, fra
gli immigrati (al fine della loro assimilazione), fra gli italiani all'estero
ed in tutte le relazioni con altre culture. Di qui l'esaltazione del confronto
e della migliore conoscenza delle diversità culturali nel reciproco rispetto.
La Destra deve impegnarsi su questo terreno. Conservare e tramandare il
patrimonio culturale nazionale, difenderlo dagli assalti della omologazione
e, per non chiuderlo in un museo, alimentarne il confronto con le altre
culture nazionali, di cui la Destra deve auspicare egualmente la tutela
e la conservazione. La ricchezza dell'Europa è stata proprio la pluralità
delle culture e delle tradizioni locali, sovente anche di comunità molto
piccole dal punto di vista demografico, ma attive e vitali. Con loro occorre
costruire il mondo di domani, fatto di popoli diversi, ma rispettosi l'uno
degli altri.
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