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 La lingua

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La "lingua franca"

Il richiamo alle responsabilità diventa allora automatico e conseguente nei confronti del problema sollevato. Ribadire con forza il principio della pari dignità di ciascuna lingua (linguaggio o dialetto che siano nell'ambito delle micro-comunità), in quanto espressione di identità etnica e culturale, appare retorico e, perciò, superfluo.
Resta, però, il fatto che la prepotenza di un fenomeno da tempo in atto, fattore scatenante di una vera e propria forma di "selezione naturale", risente emblematicamente della potenza economica, militare e culturale degli Stati Uniti d'America.
Se, dal punto di vista linguistico non sussistono ragioni precise del dominio globale della lingua inglese (dalla complessità della grammatica alla 'eccentricità' della pronuncia, dalla difficoltà della intonazione alla peculiarità della compitazione), lo strapotere (economico-militare e culturale) la impone di fatto al mondo intero.
Come ricorda la rivista americana TIME qui citata, entro il 2000 si prevede che un miliardo e mezzo di persone (di cui 400 milioni abitanti in USA e nel Regno Unito), cioè a dire l'equivalente di un quarto dell'intera popolazione mondiale, conoscerà l'inglese. A questo numero di per sé impressionante di fruitori bisognerà aggiungere un ulteriore miliardo e 100 milioni di persone, che se ne avvarranno come seconda e/o terza lingua, per ragioni culturali, scientifiche, di affari e/o professionali. Considerato che le vie tradizionali (postali) e soprattutto quelle ormai sempre più unificate della comunicazione internazionale agenti via E-mail (o posta elettronica) e Internet (fino alla concorrenza dell'80% circa secondo le stime più recenti) utilizzano l'inglese come lingua franca, è facile dedurre quanto vasti e imponenti siano il peso e l'influsso schiaccianti esercitati vs. le altre lingue, soprattutto nei confronti di quelle (e sono tra le più numerose) che rischiano l'estinzione. Per molti linguisti seriamente preoccupati da un simile fenomeno, c'è il rischio reale che, di fronte ad una vera e propria agressione alle comunità lingustiche e culturali soprattutto più deboli del mondo, si determini un ulteriore, conseguente ed ancora più grave pericolo. Quello, cioè, che i parlanti di molti paesi si avvalgano a breve direttamente della lingua franca, sostituendola con la propria. Fenomeno peraltro già ampiamente diffuso, vorrei aggiungere, laddove almeno, in qualsiasi parte del mondo aperto alla filosofia liberista e di mercato si opera (e da tempo) a livello economico-commerciale internazionale grazie all'indispensabile 'viatico' linguistico e comunicativo della lingua inglese. Ne andrà, naturalmente, della purezza della lingua originale. Maggiore è, infatti, l'estensione territoriale e popolare nel cui ambito sarà assorbita la lingua franca del mondo, tanto più vasta, estesa e nuova sarà l'assimilazione che essa continuerà a subire, a danno della ormai antica (e perduta) autenticità. Ma nessuno si preoccupa più di tanto in verità. Sia perché lo standard English sembra avere 'assorbito' da tempo gli influssi diretti subiti da oltre 150 lingue diverse (D. Crystal), sia perché accade anche per loro ciò che qualcuno associa, sul piano culturale, alle conseguenze del fenomeno immigratorio.

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