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 La lingua

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Vendetta di Babele

E' la vendetta di Babele? Certamente no, se si considera il contributo prodotto dall' "innesto di lingue e culture" "in tutte le letterature del mondo": dalle opere "inglesi" del polacco Joseph Conrad, dell'indiano Salman Rushdie, del tedesco Rudolf Raspe, del russo Vladimir Nabokov, del giapponese Kazuo Ishiguro, della sudafricana di origine lituana Nadine Gordimer, dell'originario dello Sri Lanka Michael Ondaatje, del polacco Jirzi Kosinski, di Arundhati Roy cresciuta nel Kerala alle opere " itliane" di quel Italo Svevo originario della Transilvania o ai drammi "francesi" dell'irlandese Samuel Beckett. Certamente si, se, alla dissoluzione della Babele biblica, "altri motivi di confusione intervengono a ostacolare la comprensione e la comunicazione". In questo secondo caso non si può non concordare con le preoccupazioni di Pressburger. Proprio in riferimento al citato "linguaggio del denaro e dell'economia" riportato come esempio tra quei "linguaggi artificiali inventati dall'uomo che ne rendono (...) difficile l'esistenza quanto quelli «naturali»", l'autore paventa, di fatto, i potenziali rischi della perdita di identità linguistica e culturale a danno di chi eventualmente soggiaccia alla corsia a senso unico di una lingua e della sua conseguente prevalenza sull'altra.


Slangs e contaminazioni

Quanto all'inglese e alle sue contaminazioni, non c'è dubbio alcuno che, unitamente all'inglese-americano, quella che indiscutibilmente si propone oggi come la lingua universale per eccellenza continuerà a subire innesti forzati di una terminologia (o 'vocabulary' ) di origine localistica, così come di slangs, da parte dei sempre più numerosi 'non-native speakers' insediatisi nelle nuove aree regionali di assorbimento'; non solo, ma, naturalmente, deformazioni anche nella pronuncia, con il rischio finale di trasformare i 'frammenti' originari, le radici cioè della lingua-base, in veri e propri nuovi e autonomi veicoli della comunicazione prefiguranti l'origine di lingue diverse. Esattamente come accadde secoli fa per lingue affini come il francese, l'italiano, il portoghese, il romeno, lo spagnolo, eccetera, derivate direttamente da una lingua base, il latino, e da quest'ultimo, poi, separatesi in piena autonomia, identità e dignità.
Del resto, come ricordano gli autori del lungo reportage del TIME qui più volte citato, la disponibilità attuale di dizionari dell'inglese-asiatico, dell'inglese-caraibico, dell'inglese-australiano o dell'inglese sudafricano contenenti termini ed espressioni ignote ai 'nativi' del Regno Unito testimonia il consolidamento formale di un fenomeno diffuso ormai a macchia d'olio e che rappresenta, per David Crystal come per altri, la nascita e l'evoluzione di una vera e propria 'lingua' inglese autonoma, di origine regionale o localistica a livello comunicativo, mirata e adottata per l'uso internazionale.

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