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 La lingua

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Lingua madre:
tra estinzione e sopravvivenza

Questa realtà, per molti e giustificati aspetti sconvolgente, incontra naturalmente (e fortunatamente) i suoi ostacoli, le sue barriere. Ostacoli e barriere di per sé effimeri, ma la cui conoscenza può esercitare un impatto reattivo tremendo sulle coscienze, laddove essa venga resa nota e divulgata. E' il caso di uno sparuto numero di persone originarie dell'antica tribù di origine americana chiamata Tlingit, raccolta nella piccola comunità di Klawock, un paese di poche centinaia di anime sperduto agli estremi limiti della Prince of Wales Island tra l'Alaska e il Canada. Lì, in quel pezzo di mondo sconosciuto ai più, un pugno di uomini tenta oggigiorno di recuperare quotidianamente e con tenacia i suoni di una lingua primitiva originariamente gutturale e non scritta, che solo 40 anni fa costituiva il patrimonio principale e diffuso dell'intera e numerosa tribù. E' un tentativo di recupero che prescinde certamente da una operazione formale e tecnica basata sulla comparazione, per poi tornare alle origini del proprio linguaggio e da qui alla ricostruzione vera e propria della lingua primitiva. L'operazione avviene, perciò, 'in dolore', basandosi sull'esercizio e sul confronto con gli anziani superstiti viventi e sulla loro capacità di recuperare con la memoria, per trasmetterla ai più giovani sopravvissuti, un inesauribile patrimonio di valori, di civiltà e di storia insiti nella comunicazione linguistica antica. Questo enorme sforzo attualmente compiuto dai più giovani mèmbri di quella sperduta località di origine americana rivela la consapevolezza del rischio di perdita di una ricchezza in questo caso molto più difficile da recuperare. Se appare illusorio, infatti, ricostruire una lingua primitiva, ancor più ciò è vero per le lingue dei cosiddetti popoli 'selvaggi'. La loro complessità rispetto alle lingue moderne ne rende impossibile il recupero dei loro 'segreti' una volta estintisi.
Tornare a tutti i costi alle origini vuol dire riconquistare un intero patrimonio di civiltà: perché l'origine del linguaggio di appartenenza non rappresenta esclusivamente un bene espressivo della antica comunicazione, ma si propone anche in tutta la sua 'forma' di problema filosofico o addirittura teologico, prima che linguistico.
Per la lingua Tlingit, dunque, così come per tantissime altre lingue e microlingue distribuite nel mondo e vittime, a loro volta, della formula persecutoria votata alla estinzione così come esercitata e provocata a tutto campo dalla velocità delle comunicazioni e dei mezzi di trasporto e dal conseguente avvicinamento giornaliero di milioni di persone da una parte all'altra del globo accomunate dalla identità di un comune linguaggio tecnologico-comunicativo, il destino della scomparsa definitiva dalle ceneri di una Babele plurilingue sembra tristemente avverarsi, nonostante gli sforzi immani di superstiti ostinatamente attratti dal richiamo di un eterno fascino e di un amore mai perduto come quello esercitato dal ritorno alle radici della propria lingua. Le convinzioni del Pott al riguardo, riferite, cioè, al problema concernente le radici intese non come entità reali, non riduce ovviamente il significato storico (come storia della lingua)-culturale, che si deve sempre attribuire al recupero o al "salvataggio" delle sue forme originarie.

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