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 La lingua

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Lingue e "fatti"

Le lingue sono e restano, infatti, "determinazioni storiche" e, quindi, sono "fatti" (G. Bertoni). Ogni lingua unita in maniera inscindibile al linguaggio è espressione viva e autentica di libertà, di spiritualità, la cui origine è a sua volta rivelatrice di una forma che è inevitabilmente artistica ed estetica, oltre che, naturalmente, individuale e soggettiva. Sono lì le fonti della civiltà di un popolo e di una popolazione. Lingua-popolo, dialetto-popolazione costituiscono due binomi fortissimi perfettamente integrati tra loro, pur nella rispettiva diversità, per la tutela dei quali è fondamentale investire le migliori energie con una sana politica culturale del territorio. Nel contesto di quello che è e resta, infatti, l'attualissimo fenomeno della riappropriazione e della tutela di antiche forme di civiltà della nostra città-"capitale" e della intera provincia di Salerno in relazione alla rivalutazione dei tanti dialetti che ne fanno cornice onorevole, si impone, oltremodo, l'obbligo di favorire un "ritorno economico" attraverso una politica dell'utile versus il disutile; e ciò più che, o oltre che, come condanna per ogni forma di superstite 'ottusità', purtroppo, sulla visione globale del problema, come impegno per la attuazione di una sana gestione economica e culturale delle energie e delle risorse a vario livello umano e materiale presenti con potenzialità infinite sul territorio: per salvaguardare, rilanciare e proteggere, attraverso la tutela della lingua, dei linguaggi e dei dialetti locali, valori e tradizioni antiche, nuove forme veicolari del turismo, tutte le economie produttive e plurivariegate su di esso esistenti.
Il rischio di estinzione di lingue, linguaggi e dialetti è un destino comune, secondo l'allarme del TIME, a cui, nello specifico, non sfuggono oggigiorno in Europa le lingue celtiche della Gran Bretagna, dell'Irlanda o della Bretagna, i dialetti lapponi della Scandinavia, le non meno numerose lingue gitane di origine rumena, i dialetti indigeni dell'ex-unione Sovietica. Una vera e propria guerra sembra essersi scatenata, dunque, tra le lingue del mondo, per la progressiva scomparsa di gran parte di loro, come si evince chiaramente dall'Atlas of the World's Languages in Danger of Disappearing pubblicato a cura dell'UNESCO da Stephen Wurm. Sulla base di tutto ciò sembra proprio messo a rischio il principio di Lotman, secondo il quale la "riserva di compattezza semantica" resta comunque lì, a salvaguardia delle lingue naturali e dagli attacchi e "deformazioni" da loro subite. Dietro il triste fenomeno dell'assedio linguistico si cela naturalmente quello economico di tipo imperialistico, cui i tempi moderni non si sottraggono rispetto al passato. Cambiano soltanto le logiche, mutano naturalmente le strategie, ma l'obiettivo di fondo, quello della conquista, non diverge mai. La rivista americana evoca un curioso episodio che associa paradigmaticamente al fortunato viaggio e alla relativa conquista del nuovo continente da parte di Cristoforo Colombo del 1492. Se, in quel famoso anno il grande genovese di origine lo occupò con le armi, un linguista medioevale suo contemporaneo, Antonio de Nebrija, conquistò contestualmente l'America con la penna avendo pubblicato nel 1492 la prima grammatica spagnola ed europea.

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