| Identita'
e Futuro-->I
Conservatori-->Indice-->La
lingua ( Lingua, "strumento perfetto dell'impero" )
|
|
La lingua |
Narrano le cronache che, allorquando quel testo fu reso in omaggio ad una ingenua Regina Isabella, quest'ultima manifestò un sorprendente stupore.
"A cosa serve?", ella esclamò. "Vostra Maestà, la lingua costituisce lo strumento perfetto dell'impero", le rispose prontamente il vescovo di Avila.
Queste inevitabili forme di imperialismo linguistico si sono trascinate, dunque, nei secoli e nel mondo, fino ai giorni nostri: da quelle meno
recenti della 'russificazione' di massa seguita alla Rivoluzione di Ottobre del 1917 e alla nascita della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
alle più recenti e vicine a noi imposte dalla cibernetica o dal genio telematico e commerciale di Bill Gates o Steve Jobs. Quale la più dannosa,
quale la più pericolosa? Non si può, naturalmente, nel contesto, giudicare la storia, specie quella che si vive. E' un compito che appartiene ad altri, a
quelli che verranno. Ma, nella guerra delle parole che dilaga, un punto fermo è rappresentato dalla sopravvivenza o dal recupero delle identità
linguistiche decise a non cedere; indipendentemente dalle caratteristiche specifiche da loro assunte di lingue, linguaggi o dialetti. Sia che si tratti
della lingua e della cultura della tribù dei Nenets del Circolo Artico, sia degli aborigeni australiani del Nuovo Galles del Sud, sia di quel che resta
in tal senso della civiltà, delle tradizioni, della cultura e della lingua dei Maori della Nuova Zelanda, sia di quella linguistica legata alla salvaguardia della tradizione,
sia del dialetto e della cultura che i cattolici irlandesi in minoranza nell'Ulster si sforzarono di tutelare nel 1921 a seguito della fondazione dell'Irlanda del Nord,
sia che il riferimento vada ai dialetti del Cilento, dell'agro-nocerino-sarnese, della Piana del Sele o del Vallo di Diano, del Golfo di Sapri o della Costiera amalfitana.
Lungi, nell'attuale contesto, da ogni tentazione di individuazione 'tecnica' dei linguaggi e della loro distinzione (programmativi, settoriali, visivi), il linguaggio inteso come
elemento di identità di pensiero e di cultura, di civiltà e di capacità comunicativa non può non frammentarsi, a sua volta, in una serie infinita e
molteplice di dialetti o di lingue (individuali, letterarie e, più in generale, specialistiche o specifiche). |