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 La
 Riflessione






 di Pierfranco
 Bruni




























sveglia


Oltre la visione illuministica della politica

Riscoprire il senso della politica è riscoprire i valori che stanno alla base di una cultura politica. Non ci si può incamminare lungo il sentiero senza una riconsiderazione delle idee portanti, che fanno del pensare non solo una eredità storica, ma soprattutto una eredità esistenziale. E' vero che i valori non sono le ideologie. Ma nelle ideologie ci sono le idee. E questo bisogno di ritornare al senso della politica è, sostanzialmente, una richiesta di porre al centro l'uomo con la sua identità, con la sua conoscenza e con la sua consapevolezza.
Viviamo un tempo di contraddizioni. E queste contraddizioni sono il risultato, tutto sommato, di modelli di vita e di cultura alternativi. Ma è giusto che sia così. Ciò non toglie, comunque, che non bisogna dimenticare, pur nella contraddizione, pur negli sdradicamenti, pur nei costanti spaesamenti, ciò che Carlo Sgorlon ha definito, in un recente articolo, sacralità della vita.
E' vero, ci sono «due Italie in lotta». In questa lotta ci sono proposte e offerte di modelli culturali. Ma questi modelli culturali sono modelli di vita. Se volessimo alzare il tiro potremmo dire che ci sono due mondi contrapposti e due concezioni della storia e della civiltà. Da una parte c'è un percorso laico che cerca di trovare agganci in qualche appiglio fideistico. Dall'altra c'è un tracciato che è intrecciato ad una concezione tradizionale e sacrale della vita pur sposando alcuni riferimenti liberisti. Ma quest'ultimi trovano testimonianza nel liberalismo cattolico.
Purtuttavia le due istanze, che sono istanze politiche, non possono, non devono, giocare con l'eredità culturale che, come si diceva, sta a monte dello stesso concetto politico. E proprio per questo la politica deve essere servizio. Ovvero il servizio come essere. Ma questo può avvenire soltanto se l'uomo resta il perno centrale del fare. Insomma, qui il problema diventa abbastanza serio. Bisogna indubbiamente sgombrare la visione illuministica della politica. Una visione che ha dominato la nostra temperie ed ha trovato, purtroppo, spazio anche negli ambienti cattolici. La discussione che si è aperta nel mondo cattolico (anche a Taranto diventa sentito il problema e interessante alla luce delle iniziative che si stanno sviluppando) deve, indubbiamente, approdare ad una rilettura di tutto un contesto politico sul quale si deve fare chiarezza.
Il mondo cattolico che sposa (o si integra) la visione illuministica (non come categoria), sul piano politico, è incomprensibile in termini teologici. Alla base di una realtà cattolica, c'è la sacralità della vita, c'è la concezione della salvezza del mondo.
Nella crisi delle ideologie la cultura avrebbe dovuto recuperare quel senso della pedagogia delle idee. E così non è stato. Perché ci si trova, come ha individuato Stefano Zecchi, ad avere nostalgia dell'ideologia? E' bene, comunque che, oggi più che mai, si abbia nostalgia dei valori. E se si ha nostalgia dei valori non si può non avere nostalgia per l'uomo che crede, che ha fede, che sa che la politica senza la qualità dei princìpi e di una filosofia, che ponga l'Essere nel diritto del futuro, è rozzamente richiesta di potere o espansione di potere.
Per chi ha anteposto i valori della vita alle ideologie e al consenso della prassi non c'è nostalgia per l'uomo. Ma è bene che non si dimentichino, e si abbia la forza, il coraggio, la certezza, gli anni che abbiamo vissuto e le perdite, in termini di valori, che abbiamo subito. La politica di questi anni trascorsi non può esimersi nel non darci risposte.