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Strasburgo news






 di Tony
Alfredini


























Rosa dei venti


Centri Storici:
nuova linfa per sviluppo ed occupazione

Il "libro verde sul commercio" della CEE ricorda che l'80% della popolazione dei Paesi aderenti all'U.E. risiede nelle zone urbane. E nel contesto urbano il centro storico (non sarebbe più corretto chiamarlo "centro antico"?) assolve ad una funzione fondamentale di identificazione sociale, di riconoscimento di una collettivita con la sua storia; perché luogo di aggregazione, di incontro e di socializzazione. Ma anche luogo di scambi e di commercio. Un modello, insomma, ancora in grado di resistere agli ipermercati ed ai centri commerciali che hanno determinato - almeno in parte - a modificare la geografia urbana, a sradicare cittadini dalla loro storia, a trasferire la vita di una città in un'altra parte desertificando, quasi, i centri antichi.
E' possibile resistere a questo tentativo di americanizzazione delle città senza ignorare il processo di modernizzazione della rete distributiva pur necessario al nostro Paese?
Riteniamo di poter rispondere di si se siamo in grado di scoprire le potenzialità e le risorse insospettabili che i centri antichi delle città italiane possono ancora offrire. Se pensiamo, ad esempio, che tutte le attività che sono svolte in un centro storico possono considerarsi come appartenenti ad un sistema che ha potenzialità e risorse sicuramente superiori a qualsiasi centro commerciale della grande distribuzione organizzata con il non trascurabile vantaggio che al visitatore o all'avventore non si presenta una piazza "coperta" preorganizzata. Insomma non una cattedrale del consumismo, per intenderci, ma un vero e proprio sito naturale, storico, ambientale, integrato con i nostri modi di comportamento. In poche parole: con la nostra cultura, con la nostra identità e, anche, con le nostre usanze commerciali. La struttura commerciale di un centro antico italiano non è asettico, standardizzato, ripetitivo e, soprattutto, isolato e al di fuori dalla vita della città dove insiste. I centri commerciali moderni isolano l'uomo dal suo contesto. Al contrario quella catena variegata di negozi e negozietti che si trovano nei centri antichi delle nostre città è a misura d'uomo. Moderna nell'offerta commerciale, antica nel suo contesto urbanistico e culturale ma capace di far ritrovare quell'atmosfera magica che solo la storia ed il passato possono far rivivere continuamente. Possiamo, quindi, considerarli come sistemi di attività e, con l'utilizzo di servizi imprenditoriali avanzati, stimolarne e sostenerne lo sviluppo in concorrenza con la grande impresa salvando, in questo modo, quell'eccezionale patrimonio di capacità e conoscenza che i nostri commercianti - per lo più - si tramandano da padre in figlio.
Ipotizziamo una moderna attività consortile tra questi imprenditori che utilizzino quel nuovo strumento di marketing per l'abbigliamento denominato CAP (carta antropometrica personale) per la personalizzazione delle mode; pensiamo a mode armonizzate per tipologie fisiche che possono creare innumerevoli nicchie di mercato (da studi effettuati risulta che secondo il tipo di prodotto questa quota di mercato per taglie può variare da uno a venti volte). Immaginiamo una promozione di manifestazioni innovative che, in parallelo con la moda-immagine degli stilisti, stimolino la creatività e riconquistino spazi persi. Inventiamoci, nell'ambito di questa mini attività consortile una nuova figura professionale: quella del "promotore di centri storici" che potrebbe interessare almeno diecimila centri antichi di questa nostra bella Italia.