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tratto da LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, del 11/09/2002 |
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Quello del «Corridoio 8» è un progetto importante, ma dalla difficile attuazione, perché vede interessati Paesi che nel corso dei secoli non hanno sviluppato tra loro buoni rapporti soprattutto a causa dei differenti regimi che li hanno caratterizzati fino alla fine degli anni ottanta. Il ritardo di 11 anni nell'avvio sostanziale di un discorso di sviluppo ha, a monte, motivazioni ben più importanti. Certamente di carattere politico; primi fra tutti i contrastanti interessi di Turchia e Grecia, più interessate a realizzare e potenziare il Corridoio 10.
E' fin troppo chiaro che l'Albania, con la realizzazione del Corridoio 8, vedrà un sostanziale sviluppo economico ed infrastrutturale, ma soprattutto vedrà riconosciuta in primis dall'Europa la sua importanza strategica. Ed è stata proprio questa, la molla che ha spinto Turchia e Grecia a costruire un corridoio, parallelo, la via Egnatia, con a monte un accordo per la creazione di un oleodotto per il trasporto del petrolio iracheno.
Un fatto è certo, sotto il profilo economico il Corridoio 8 costituisce un importante fattore di integrazione economica tra l'est e l'ovest della regione Balcanica: connette l'Adriatico al Mar Nero, collegati a loro volta ad altri mari e ad altri porti, e quindi al resto dell'Europa, ad una parte del Medio oriente al Caucaso e all'Asia Centrale.
Il Corridoio è considerato dall'unione Europea come il veicolo efficace per ottenere un'integrazione economica con la regione balcanica meridionale e con le regioni vicine; viene visto come la base di partenza per sviluppare rapporti con i paesi caucasici nella rete dei trasporti paneuropei (è previsto l'allargamento di questo corridoio con l'inclusione della Georgia).
Anche dal punto di vista militare, il Corridoio è collocato in un area di estremo interesse sia per occidente che per oriente: basi militari sono collocate in Albania, Bulgaria, Macedonia.
Se l'Ue vuole realmente lo sviluppo dell'Albania non può che sostenere l'accelerazione dell'iter per la realizzazione del Corridoio 8, che significa, sì, sviluppo economico, miglioramento delle condizioni sociali, ma anche controllo comune di un percorso, crescita del senso di responsabilità del Governo Albanese, miglioramento complessivo del tasso di democrazia, attraverso strumenti di partecipazione attiva.
Bisognerà, dunque, impegnarsi proprio a seguito della firma del protocollo, per fare passi concreti a partire dalla firma definitiva della Commissione che ha già evidenziato che i "singoli paesi realizzano, a livello nazionale, progetti sul Corridoio 8, finanziati da fonti diverse che peraltro non si inseriscono attualmente in un impegno comune, coordinato, appunto, da un protocollo di accordo".
L'atto compiuto a Bari non deve rimanere formale, almeno si deve avviare subito lo studio tecnico in virtù del quale si disporrà di informazioni sia globali che particolareggiate sui progetti del Corridoio 8, e potremo conoscere natura dei progetti ed importi dei finanziamenti, e potremo razionalmente pensare ad una reale sinergica programmazione strategica per i territori del Sud Est europeo.
In tal senso l'iniziativa adriatico-ionico promossa dall'Italia nel 2000 in occasione della Conferenza di Ancona e riconfermata nel 2001 a Spalato, rappresenta un utile completamento alla filosofia politica, in senso ampio, del Corridoio 8, perché sottolinea l'importanza di attivare una progettazione congiunta dello spazio adriatico mettendo in sinergia fondi Interreg III ( cioè risorse finanziarie comunitarie dei Fondi strutturali delle Regioni Europee) e fondi CARDS ad esempio, che pur non vocati ai trasporti rappresentano risorse comunitarie e comunque destinate ai Balcani occidentali.
Il Corridoio 8, infatti, non può essere inteso solo come insieme di infrastrutture, ma, più complessamente, come una serie articolata di interventi che, dalla costruzione delle infrastrutture, agli eventi fieristici e dunque commerciali, presuppongano una ancor più forte cooperazione regionale per lo sviluppo socio-economico dei territori attraversati. E dunque anche una lotta ai fenomeni di criminalità organizzata. In questo senso sarà importantissimo costruire una architettura di strumenti finanziari compatibili fra i diversi paesi interessati.
Il Corridoio paneuropeo 8, al pari degli altri, rappresenta l'ossatura portante dell'allargamento della comunità ad Est e anche qualcosa in più: perché va verso la giusta direzione storica, rappresentando, oltre che un formidabile mezzo di sviluppo economico e civile dei Paesi coinvolti nel progetto, anche un sicuro meccanismo in grado di far scattare quella molla della convivenza e delle solidarietà che dovrebbe costituire l'obiettivo essenziale di qualunque forma di collaborazione.
ADRIANA POLI BORTONE